venerdì 12 marzo 2010

Monsignor Marcello Caravella - Parroco di San Gregorio Matese (CE) dal 1960 al 2011

Non so quando è nato Monsignor Marcello Caravella, né mi ricordo quanti sono i suoi anni di sacerdozio, (di sicuro oltre i 50) ma conosco perfettamente i suoi modi di fare, riuscirei a dare una motivazione per ognuno dei suoi comportamenti. Don Marcello (così come è chiamato comunemente a San Gregorio Matese) è un uomo oltre i 70 anni, scuro di carnagione e alto circa 1,70 m. Caratterialmente si presenta silenzioso, introverso e poco socievole ma per chi lo conosce bene è invece un uomo che parla sempre al momento giusto, saggio, intelligente e molto aperto alle tendenze generazionali.

Se penso a Don Marcello, vedo dinanzi ai miei occhi un uomo vestito di nero, curvo, silenzioso che passeggia per le strade del paese. Preciso e distinto nei movimenti, sotto la pioggia con un ombrello in mano. Vedo un uomo attento all'ambiente e ai suoi cambiamenti, alle persone, agli sguardi, ai modi di fare della gente. Vedo un uomo istruito, attento lettore e ascoltatore della radio, viaggiatore, guida turistica. Vedo un eccellente fotografo, esperto di primi piani, che conserva immagini del passato e del presente.
Non mi sono mai illusa di poterlo imitare, né tanto meno di poter diventare come lui un giorno, ma sin dall'infanzia Don Marcello è il mio punto di riferimento, la mia ispirazione, il mio padre spirituale da cui traggo uno stile di vita semplice ma “pensato”.

Solo raramente ho avuto l'occasione di scambiare chiacchiere privatamente con Don Marcello, il più delle volte erano piccole battute per gli auguri del giorno di Natale in sagrestia, frasi incisive da piccola prima dello scatto di una foto, un invito per un gelato o una pizza alla Schola Cantorum di San Gregorio Matese, un invito per una gita tutti insieme.

Oggi come allora è soprattutto durante le gite che Don Marcello coglie l'occasione per esprimere il massimo della sua saggezza: Capri, Ischia, Napoli, Caserta, Roma, luoghi resi altrettanto affascinanti se la nostra guida è un esperto viaggiatore nonché abile conoscitore di storia, arte e cultura. Il suo passo svelto e deciso per i vicoli di Napoli così come per le ampie piazze della capitale ci costringe spesso a camminare frettolosamente. Giovani, adulti e anziani a seguito tutti a proseguire senza mai perdersi di vista per raggiungere chiese, monumenti o luoghi meritevoli di una visita. Chi si lamenta, chi borbotta, chi predica rumorosamente, svogliati e pigri, difficilmente stando al passo di Don Marcello. Una breve descrizione dei luoghi, uno sguardo ai particolari artistici più importanti, e via alla volta di un altro monumento, di un'altra chiesa, di un'altra piazza da vedere. Si parte, si ritorna il giorno stesso, ma sempre con la medesima soddisfazione di un'ennesima gita in compagnia del parroco.

E poi di nuovo lì, su quell'altare, la sua figura scura che attraversa la chiesa silenziosa, che prepara il vangelo per la domenica, che scrive una nuova frase alla lavagna, al cui contorno una delicata cornice di fiori, la stessa che ci insegnavano a fare da piccoli ad ogni pagina di quaderno, per imparare a lasciare il margine prima di iniziare a scrivere. Don Marcello nelle diverse occasioni durante l'omelia, o durante la predica come la intendono molti...
“Le fedi degli sposi, perché sono d'oro le fedi degli sposi? Perché l'oro è un materiale prezioso, raro, e a differenza di altri non arrugginisce e simboleggia quindi un amore che non ha mai fine”. Quante volte instancabile Don Marcello ha ripetuto questa frase e quante volte avrà invitato le persone a entrare in Chiesa e sedersi, “perché quando si va a casa di una persona ci si siede e così anche nella casa di Dio, si arriva, si saluta e ci si siede”. Don Marcello che odia i fuochi d'artificio, “soldi buttati al vento, sprecati che intimoriscono la gente”. Ma solo raramente i comitati festa di San Gregorio Matese hanno evitato di riservare una parte dei soldi ricavati dalla questua per i fuochi d'artificio. Anche durante la ricorrenza dell'Addolorata, che ricorda la Madonna sofferente, si “festeggia” con i fuochi d'artificio, sebbene non ci sia granché da festeggiare. E ancora “spegnete il telefonino, quando si va in Chiesa si spegne il telefonino” ma ormai la comunità di San Gregorio Matese ha imparato perfettamente ad entrare in Chiesa con il telefonino spento, o almeno senza suoneria. La “predica” in questa caso vale per quei turisti che d'estate vengono a San Gregorio Matese e la domenica ascoltano la parola del Signore.

E potrei andare avanti all'infinito, soprattutto se ripenso a quel periodo in cui la porta della Chiesa Santa Maria delle Grazie di San Gregorio Matese (comunemente detta “chiesa nuova”) faceva un rumore terribile ogni volta che veniva chiusa senza essere accompagnata con mano; se c'era qualcuno che arrivava in ritardo o andava via dalla chiesa prima del previsto, lo si udiva distintamente. Quante volte Don Marcello avrà chiesto di accompagnare la porta con mano e quante volte anche il sagrestano del paese, Alfonso (comunemente detto “zi' fonzo tarzà”) si è alzato durante la Santa Messa per uscire fuori e gridare quel sonoro “vagliù, la volemmo finì” che rimbombava in tutta la chiesa.

Erano gli stessi ragazzi vivaci e un “tantino” maleducati che di tanto in tanto decidevano di entrare in Chiesa. Si presentavano rumorosamente in gruppi di 6 – 10 persone, jeans e scarponi, spintonandosi sin dalla soglia della porta; si fermavano, guardavano, sghignazzavano, uno di loro decideva il posto e partivano a schiera lungo gli stretti corridoi che separavano le file di sedie della chiesa. Si sedevano pur senza quietarsi e continuavano a far baccano per tutta la durata della Santa Messa, quasi costretti a restare in Chiesa. Come poteva un parroco come Don Marcello tacere dinanzi a tanto mancato rispetto? Erano soprattutto quelle spudorate mani in tasca a innervosirlo, “non si entra in Chiesa con le mani in tasca” ripeteva puntualmente; ma con altrettanta puntualità quei soliti ragazzi, oggi cresciuti e forse ben educati, si ripresentavano con le mani in tasca in cerca di un posto da occupare.

C'è solo un episodio che mi fa ricordare Don Marcello che scoppia in una risata interminabile, nonostante tutti gli eventi in cui l'ho descritto come una persona forse un po' lamentosa e sempre nervosa.
Ero al catechismo per la preparazione al sacramento della Cresima e Don Marcello ad ogni incontro diceva sempre: ”chiedete, chiedetemi qualcosa”; ma nessuno di noi aveva mai cose da chiedere. Perciò Don Marcello iniziava a raccontare qualche vecchio episodio che potesse descrivere i tempi antichi a San Gregorio. Nel passato infatti a San Gregorio Matese abitava una popolazione per lo più analfabeta o quantomeno poco istruita; ciò nonostante c'era molta più organizzazione e spirito d'iniziativa di oggi. Veniva proposto un numero maggiore di eventi e manifestazioni, si presentavano spesso recite, balli folcloristici, eventi mondani per intrattenere gli abitanti del posto ma soprattutto i turisti. Don Marcello veniva invitato ad assistere a una rappresentazione teatrale, il cui tema trattava della resurrezione di Lazzaro. Gesù diceva “Lazzaro, risorgi!” - e Lazzaro non risorgeva; “Lazzaro, risorgi!” - ripeteva ancora una volta l'attore che interpretava Gesù, ma Lazzaro non risorgeva; “Lazzaro, risorgi!” - con tono insistente questa volta Gesù; e Lazzaro dal fondo della scena rispondeva con tono ansioso di chi è in serie difficoltà “Gesù, non posso risorgiare, stanno le tavole n'ghiovate” (il sepolcro era infatti stato chiuso a tutti gli effetti con tavole di legno inchiodate).
É lì che ho assistito per la prima volta nella mia vita a una risata interminabile di Don Marcello, che dal ridere gli venivano le lacrime. Quella sera ricordo di essere tornata a casa felice e di aver conosciuto per la prima volta, Don Marcello come uomo.

Don Marcello Caravella, il mio parroco oserei dire, rappresenta una delle persone più importanti della mia vita, dalle quali ho appreso e da cui continuo a imparare. Don Marcello è quel libro aperto in cui non si legge mai la parola “FINE”, Don Marcello è quel fiume che scorre sempre indisturbato accogliendo a sé affluenti pur senza sfociare nel mare; Don Marcello è presente, passato e futuro; è acqua, fuoco e terra; è il sole e la luna; l'universo e tutti i suoi pianeti... Don Marcello è vita.

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