martedì 30 marzo 2010

venerdì e sabato santo: i giorni del silenzio a san gregorio matese

siamo a 750 metri di quota e già si sentono i profumi di pietanze culinarie. donne operose conservano uova fresche da diversi giorni ormai per dare libero sfogo alla creazione di piatti tradizionali da servire il giorno di pasqua. è la settimana santa e ci troviamo a san gregorio matese.

sin dall'antichità la popolazione "
sarrocca" (aggettivo spesso usato aimè in modo dispregiativo) si differenzia per le prelibatezze gastronomiche servite non solo durante il periodo di pasqua, ma anche a natale, a carnevale, il giorno di san giuseppe, o durante le manifestazioni estive. piatti contraddistinti dal sapore unico dei prodotti genuini del matese fanno il loro ingresso su tavolate adorne di ogni "bbene di dio" per recuperare dopo un breve periodo di digiuno o astinenza.

sono in primo luogo i
caniscioni (in dialetto "cammisciuni") una delle pietanze predilette dai cittadini di san gregorio matese; dei fagotti fatti con pasta di pane che solitamente vengono preparati in due varianti: con le verdure (erbette o "bietole", olive nere, aglio, olio e alici) o con la carne (oltre a riso, uova e formaggio). come dolce viene invece preparata la pastiera, una sorta di enorme crostata guarnita con grano o riso, ricotta e candìti. come vuole la tradizione non è consentito mangiare i dolci e i caniscioni di carne durante la settimana santa; è invece possibile mangiare i caniscioni a base di verdura. la settimana santa corrisponde infatti al periodo di riflessione e preghiera, in cui si celebra la morte di gesù e il calvario della crocifissione.

la popolazione di san gregorio matese rappresenta una comunità di fedeli praticante, che non si sottrae all’osservanza delle tradizioni religiose. durante il periodo quaresimale infatti, la comunità parrocchiale si reca in chiesa ogni venerdì sera per prendere parte alle via crucis, ovvero alla rievocazione delle
14 stazioni che descrivono le sofferenze di gesù prima di morire in croce. durante tale periodo ogni venerdì si osserva l’astinenza dalle carni.
il giorno delle palme, la domenica antecedente la pasqua, la popolazione si reca in chiesa con rami d’ulivo adorni di fiocchi, fiori e nastri colorati; e sono soprattutto i bambini che desiderano mettere in mostra la propria palma, o addirittura fare a gara per chi possiede il ramo d’ulivo più bello.

segue il
giovedì santo, giorno in cui si rievoca l’ultima cena di gesù con i 12 apostoli e si osserva il rito della lavanda dei piedi. dodici bambini (o dodici ragazzi) seduti ai primi banchi lasciano che il sacerdote di san gregorio matese, don marcello caravella, s’inginocchi e provveda alla lavanda dei piedi. al termine della santa messa l’altare viene spogliato e il parroco si reca con l’ostia consacrata verso il sepolcro, allestito in un angolo della chiesa. la popolazione intona il canto “t’adoriam ostia divina” e il giovedì sera si tiene la veglia nella chiesa antica con canti silenziosi e letture riflessive. in questo giorno “le campane vengono legate” perché non suonano più per il richiamo della santa messa o per annunciare le ore 12 come di consueto.

di sicuro, una delle tradizioni pasquali più emozionanti di san gregorio matese, è la processione del venerdì santo che dal paese conduce fino a
località santa croce, dove si trova la piccola e omonima cappella, verso la quale ci s’incammina per condurre gesù morto tra le braccia della madonna. un lungo corteo di persone, distribuito su due file, si dirige a piedi verso la piccola chiesetta, distante circa 3 km dal centro del paese. tutti i partecipanti posseggono sottili candele bianche, protette da piccoli cestelli rossi, per evitare che la fiamma si spenga, dando inizio a quello che sempre più spesso rappresenta un evento unico ed emozionante, accompagnato da canti che descrivono la morte di gesù in croce.

sono stati, i miei peccati, gesù mio perdon pietà” il cui versetto viene solitamente introdotto dalla signora concetta la cui voce, ormai nota in tutto il paese, dà inizio a una delle melodie più significative della settimana santa. come pure il rosario cantato: padre nostro, ave maria, salve regina riprodotti in un’emozionante canto di passione. e poi giunti a destinazione, dopo aver pregato silenziosamente e aver condotto la croce alla chiesetta, si sente la voce commossa del parroco, che ancora una volta, attraverso un megafono millenario, porta a termine uno degli eventi religiosi più emozionanti dell’intera vita cristiana della chiesa cattolica. “la passione di cristo non è ancora finita”, le testuali parole conclusive di don marcello, con un particolare accento alla mamma sofferente paragonata puntualmente alle madri sofferenti della società contemporanea. ci si mette in fila quindi per il bacio della statua, ci si incammina sulla strada del ritorno per ritirarsi in preghiera.

le prime luci del mattino successivo danno inizio al “
sabato del silenzio”. tutto è avvolto da una profonda quiete, anche le strade del paese sembrano più silenziose, nel rispetto di quanti desiderano raccogliersi in riflessione e pregare per la morte di gesù.

il sabato sera ci si riunisce quindi per la veglia pasquale; la funzione ha inizio con la benedizione del fuoco, i ragazzi della comunità leggono alcune letture liturgiche, poi l’esaltazione della luce, infine la resurrezione di gesù. le campane suonano di nuovo a festa. ci si scambia baci in segno di augurio e di buon auspicio per un nuovo passaggio dalla morte alla vita, attraverso la resurrezione di cristo. “
la messa è finita andate in pace, alleluia alleluia” e il popolo risponde “rendiamo grazie a dio, alleluia alleluia”.

la domenica di pasqua, tutti vestiti a festa, ci si reca nuovamente alla senta messa, dove si stabilisce il consueto appuntamento con don marcello per la
benedizione delle frittate. alle ore 12 infatti, di ogni domenica di pasqua tutti i cittadini sono invitati a recarsi in chiesa per prendere acqua benedetta (da cospargere poi durante il pranzo di pasqua tra i familiari) e lasciare che il parroco benedica i pasti. in particolar modo i cittadini portano in chiesa le frittate fatte con le interiora dell’agnello, oppure il tortano, una sorta di ciambella fatta con pasta di pane e guarnita con uova sode. la ricetta antica di quest’ultimo prevede tra gli altri ingredienti le “cigole” ovvero pezzi di grasso di maiale amalgamati all’impasto.

prima dell’inizio del pranzo di pasqua il componente più anziano della famiglia cosparge con acqua benedetta figli e nipoti, recita alcune preghiere e poi dà inizio al
banchetto pasquale.

antiche tradizioni vivono tuttora tra la comunità di san gregorio matese che, dalle persone più anziane attinge saperi e usanze di tempi vissuti. perché il passato possa essere sempre presente, e il futuro trarre origine dall’antichità; con l’auspicio di tempi migliori e di una comunità sempre assidua e valorosa, volta alla difesa dei valori autentici dell’antica religione cristiana.

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