domenica 30 maggio 2010

da la Chiana a Mateso: la transumanza

Allevamento a Matesesi avvicina il periodo estivo e, sebbene le condizioni meteorologiche non siano neppure primaverili, numerosi pastori dei monti del matese si preprarano ad affrontare la transumanza. pecore, mucche, maiali, galline e l'intera fattoria viene trasferita a piedi e con appositi mezzi di trasporto verso il matese, la nota località di montagna dell'appennino campano, situata nell'alto casertano.

sono soprattutto i greggi ad affrontare numerose ore di cammino a piedi, guidati da cani e pastori verso la casella a mateso dotata di stalla, fienile e ampi prati verdeggianti per il pascolo. là dove il sole picchia nelle calde giornate estive, donando ai pecorari del matese le inconfondibili scrocche rosse, si ristabiliscono numerose famiglie contadine che ancora vivono di pastorizia e agricoltura.


in partenza dalla cosiddetta chiana, la zona pianeggiante situata ai piedi dei monti del matese, solitamente corrispondente al paese di dragoni (comunemente chiamato traù), gli uomini delle famiglie contadine (seppure sempre più spesso accompagnati da donne altrettanto intraprendenti nell'arte di pascolare il gregge) si dirigono verso gli antichi tratturi, storiche vie di montagna utilizzate nel passato come collegamento da una zona montuosa all'altra. quei sentieri rocciosi e di difficile percorrenza sono conosciui fin troppo bene dai pastori del matese che, oggi come allora, trasportano i greggi rumorosi e belanti verso quel paesaggio naturale lasciato sul finire dell'estate passata.

Pastorizia a Matesesono altrettanto numerosi i tratti su strada asfaltata, percorsi dalla transumanza. la via geppino bojano di san gregorio matese è uno di questi. le senti avanzare rumorose tra belati incerti, zoccoli e campane sonanti: sono le candide pecore del matese che ritornano sui monti dopo il lungo inverno trascorso nel tepore di umide località intrise di nebbia. le pecore del matese sono quelle che non di rado vengono citate come simboli di una pastorizia unica nel suo genere, parte integrante di uno scenario paesaggistico amato da numerosi contadini del posto che ivi hanno procreato e cresciuto un'antica prole infinita.


cani che abbaiano, fischi acuti e bastoni picchiati a terra per mantenere l'ordine di un simpatico gregge che ancora una volta, come ogni anno, rischia di perdere qualche componente lungo la strada. ne bela una e ne belano altre cento, si allontana una e si allontanano altre cento: sono le pecore e il loro splendido modo di fidarsi le une delle altre. e se non le senti, perchè probabilmente hanno attraversato il paese alle prime luci del giorno, ti accorgi ugualmente del loro passare grazie all'infinità di escrementi che non esitano a lasciare lungo il tragitto e all'odore di bestiame al pascolo che profuma l'aria di buon mattino.


la strada via geppino bojano viene ben presto abbandonata per proseguire verso l'aurotta, ovvero le grotte, una zona che da san gregorio matese conduce in prossimità del lago. di lì a poco il gregge sarà giunto a destinazione e potrà ristabilirsi e rifocillarsi dopo le lunghe ore di viaggio. l'indomani si ricomincia, come l'anno passato, con l'attraversare gli immensi prati verdeggianti del matese. "ru pecoraru sta a pasce", oppure "ru pecoraru è gghiutu a pasce", per indicare il pastore che non è in casa perchè sta pascolando il gregge.


i pastori del matese si distinguono non solo grazie a questa inconfondibile tradizione dialettale ma anche perchè grandi produttori di formaggio locale (i più noti di tutti sono per l'appunto il pecorino e il caciocavallo), rispettosi e fedeli delle tradizioni antiche (come la forte devozione per san michele e per le festività religiose) innamorati del territorio e delle pecore quanto delle proprie mogli.


Pecore del Matesegrazie ai pastori del matese è sopravvissuto negli anni uno stile di vita che pone al primo posto l'amore per la propria terra, l'amore per gli animali, l'amore per l'agricoltura e i frutti del raccolto. solo raramente però, tali tradizioni, così come il lavoro dell'agricoltura e della pastorizia, vengono tramandati di padre in figlio. sono pochi i giovani del matese che hanno scelto di proseguire nel lavoro dei genitori e altrettanto pochi coloro che, pur non avendo i familiari impiegati nell'agricoltura e nell'allevamente, decidono di avviare un'attività agricola volta a tutelare le produzioni casearie del matese.


un numero sempre crescente di giovani si allontana dalla propria terra di origine con lo scopo di trovare un'occupazione migliore; coloro che scelgono di restare cercano impiego in altri tipi di lavoro lasciando a pochi altri il compito di portare avanti le tradizioni locali. questi ultimi non sono abbastanza e soprattutto non sapranno sostituire il vecchio pastore prossimo alla pensione.


quale potrebbe esserre una soluzione a tutto ciò? cosa si può fare affinchè la pastorizia e l'agricoltura del matese possano sopravvivere ancora negli anni?


a voi l'ardua sentenza.

sabato 22 maggio 2010

foresta del latemar e lago di carezza

un riserva di "legno armonico"

un fitto bosco di abeti rossi estesi su 700 ettari circondano il lago di carezza e il latemar conosciuto a livello europeo grazie al suo legname pregiato, spesso definito "legno armonico". tale legno, per la sua qualità sana e compatta, con anelli di accrescimento ravvicinati, è ideale per la fabbricazione di strumenti musicali. il legno della foresta del latemar si sviluppa grazie a condizioni climatiche particolarmente favorevoli quali l'altitudine a 1500 metri s.l.m., una crescita lenta e regolare, venti deboli e scarso irraggiamento solare. liutai di tutto il mondo giungono qui ogni anno per cercare di procurarsi l'albero migliore che servirà alla fabbricazione di millenari strumenti musicali a corda.


foresta del latemaral fine di preservare una tale riserva naturale, l'azienda provinciale foreste e demanio si occupa di tutelare la superficie boschiva regolando, secondo criteri ecosostenibili, il taglio delle piante: la foresta viene infatti utilizzata in piccole porzioni per volta al fine di favorirne la rigenerazione naturale. in più, al fine di mantenere la qualità del legno, il taglio degli alberi è effettuato nel tardo autunno e in inverno.




i selvaggi del latemar: leggende


uno splendido paesaggio quale la foresta del latemar con il suo meraviglioso lago di carezza, dalle acque cristalline e dai fondali ricchi di flora e fauna locale, portano con sè antiche leggende e storie affascinanti, tali da rendere questa nota località dell'alto adige altrettanto interessante dal punto di vista culturale.


lago di carezzasi narra che un tempo la zona circostante il lago di carezza fosse popolata da piccole tribù di selvaggi. sulle montagne vicine abitavano invece numerosi nani con i quali era stabilita una pacifica convivenza. solo raramente un gigante solitario veniva a far visita per qualche tempo agli abitanti del posto. egli sposava le giovani donne dalle quali nascevano figli forti e valorosi. questo però non comprometteva l'armonia che regnava sulle montagne del latemar.


venne il tempo in cui alcuni selvaggi della zona scovarono in una vecchia miniera abbandonata (presumibilmente scavata da alcuni nani veneziani) pepite, denti di drago e sfere dorate. tali oggetti, che agli occhi dei selvaggi non avevano alcun valore, vennero ben presto ricercati da uno strano "ometto" che si presentò per chiederne la restituzione. egli indossava una mantella giallo zolfo e un cappello rosso scarlatto. i selvaggi a quel punto non ebbero alcuna esitazione a restituire gli averi, se non fosse per alcune sfere dorate che vennero trattenute per giochi e divertimenti vari.


lo sconosiuto andò via con gli averi recuperati ma ben presto si accorse delle sfere dorate mancanti. a quel punto le sue parole non esitarono a pronunciare una maledizione: "verrà il tempo, e arriverà presto, in cui il "gletschmann" (l'uomo del gelo) si troverà solo nel bosco e penserà con rammarico a tutti i selvaggi che un tempo abitavano qui". i selvaggi a quel punto si spaventarono molto e soprattutto il "gletschmenn" che era un vecchio raccoglitore di erbe curative.


tuttavia passarono numerosi anni senza che accadesse nulla. fino al giorno in cui nella valle giunsero nuovi abitanti, i cosiddetti "dirlinger" e quella convivenza pacifica che fino a quel tempo era sempre regnata, finì. i "dirlinger" infatti, dediti all'agricoltura, volevano sfruttare i pascoli e i boschi per lasciare maggiore
spazio alle culture. a ciò, naturalmente, si opponevano i selvaggi che ivi erano abituati a vivere.

lago di carezza e foresta del latemara quel punto si scatenò una battaglia furibonda che provocò la morte di tutti gli abitanti del posto. i selvaggi del latemar, nonostante il loro coraggio, la loro forza e l'aiuto dei nani, morirono tutti. l'unico a salvarsi fu l'anziano "gletschmann". egli continuò per anni a vagare
a piedi nel bosco del latemar, cercando ovunque nella speranza di trovare uno dei suoi compagni ancora nascosto. ma ogni sera le sue uniche parole erano :"ho cercato tra gli alberi e le piante ma della mia gente non v'è più traccia alcuna!". la maledizione dello strano viandante si era avverata.

oggi chiunque si rechi presso la foresta del latemar e le preziose acque del lago di carezza può notare come tale ambiente sia avvolto da una profonda quiete, quasi a significare un silenzioso rispetto dopo battaglie e numerose sconfitte avvenute nell'antichità. i fitti boschi lasciano spesso intravedere la luminosità di acque cristalline in cui si specchia orgogliosa la catena montuosa del latemar che, con le sue cime innevate a primavera inoltrata, regala paesaggi affascinanti ai moderni viandanti.

lunedì 17 maggio 2010

l'uomo ignorante e le pecore del matese

signori, se credete di essere i più intelligenti dipende in primo luogo dalla vostra ignoranza

al mondo esistono due tipi di persone: gli intelligenti e quelli che tentano disperatamente di esserlo. i primi compiono delle azioni più o meno giuste e non lo dicono a nessuno; i secondi compiono delle azioni più o meno giuste e lo comunicano al mondo intero. i primi sono intelligenti ma non sanno di esserlo; i secondi sono ignoranti e non sanno di esserlo. in più gli intelligenti tacciono ma ascoltano; gli ignoranti, concentrati su sè stessi, parlano di continuo. tra questi due estremi si posiziona inoltre la figura del "copione", colui che, nè intelligente, nè ignorante si differenzia per la sua mancanza di creatività. ricordate quel tipo goffo che tra i banchi di scuola allungava il collo per copiare dal vicino di destra e di sinistra? beh è lo stesso, solo un pò cresciuto.

ogni giorno siamo costretti ad ascoltare le affermazioni degli uni e degli altri e a interpretare sguardi taciturni. per quanto riguarda questi ultimi non si sa se lo fanno perchè sono veramente intelligenti, immaginando che abbiano tante di quelle di cose da dire che non sanno da dove cominciare, o perchè in effetti non hanno proprio un bel nulla da dire. ad ogni modo si spera che la loro intelligenza la riservino almeno a sè stessi.

non è complicato distinguere gli intelligenti e gli ignoranti in città, pur senza conoscere nè gli uni nè gli altri. gli intelligenti sono quelli che vestono sobrio, camminano con la testa bassa, pensierosi. la donna raramente segue la moda, non ama mettersi in mostra, un leggero filo di trucco. scarpe "silenziose", mai gonne troppo corte o pantaloni troppo attillati. l'uomo intelligente è quello con la barba lunga o, perlomeno, mai completamente rasata. i capelli mai troppo corti, in lui vige un senso di disordine interiore ed esteriore. è un caso eccezionale vederlo con le scarpe nike, preferisce fare spesa ai mercatini dell'usato, sebbene provenga da una famiglia benestante. l'uomo e la donna intelligente indossano quasi sempre borse, all'interno delle quali è più raro trovare un portafogli che una matita. gli intelligenti viaggiano con i mezzi pubblici sui quali si concedono ore interminabili di letture, li vedi avvolti in un mondo culturale, li vedi alzare la testa, occhi al cielo e riflettere sull'ultimo periodo appena letto. questa categoria di persone si nasconde il più delle volte tra la folla, ma basta un loro sguardo per capire tutto ciò che 1000 ignoranti direbbero ad alta voce.

oh si, gli ignoranti.... eccoli salire sull'autobus. se utilizzano i mezzi pubblici è solo perchè non hanno abbastanza soldi per potersi permettere una macchina. e dio sia ringraziato per questo. se solo avessero 5000€ a disposizione li investirebbero nell'acquisto di una macchina rumorosa, possibilmente con marmitta sporgente e ruote larghe tipo quelle di un trattore. e invece, poichè la vita di tanto in tanto è più che giusta, 5000€ non ce li hanno e quindi sono costretti ad utilizzare l'autobus. tra i viaggiatori c'è chi prende le distanze infastidito.... io mi avvicino e mi diverto a osservarli. ora, immaginate di essere sui monti del matese e vedere tanti greggi pascolare, sarebbe una sensazione più che piacevole direbbe la maggior parte di voi! concordo. ma se la prima pecora bela, la seconda anche, la terza segue le prime due e così via tutto il gregge, e così il secondo gregge, e il terzo, e il quarto, e il quinto e via via fino all'infinito............. signori e signore vi presento il gregge degli ignoranti. e chiedo scusa alle pecore dei monti del matese per averle sottoposte a un così umiliante paragone. il gregge di pecore che conosco io non ha niente a che vedere con il gregge degli ignoranti.

scarpe all'ultimo grido, capelli che sembrano plastificati, cuffie dell'ipod posizionate nelle orecchie dalla nascita, andatura ondeggiante, sguardo rivolto ora a destra ora a sinistra. lo scopo è quello di catturare l'attenzione. musica ad alto volume che persino l'autista riesce ad ascoltare l'ultima "melodia" (se così si può chiamare) house. la donna super truccata, spesso guance esageratamente colorate, labbra lucidate e cosparse di brillantini, capelli super piastrati, legati e tinti dei colori intensi più strani: dal rosso rame al nero carbone, di tanto in tanto giovani ragazze dai capelli tinti di grigio alternato al fucsia. tacchi alti, minigonne di jeans, o pantaloni talmente aderenti che per chiuderli bisogna seguire il procedimento del sotto vuoto, tipo salsiccia. si ride si scherza tra amiche, ci si guarda in torno: "quel tipo mi guarda"!!! e si prosegue così, verso racconti talmente irreali che nemmeno carlo collodi saprebbe immaginare.

una piccola fetta la mangiano infine i copioni: tutti hanno diritto a partecipare alla mensa del signore. è già, sull'autobus ci sono anche loro. gli eterni indecisi, gli eterni insicuri, gli eterni insoddisfatti. sono quelli che non sanno che pesci prendere, cosa fare, dove guardare, addirittura a cosa pensare. timorosi della loro stessa esistenza temono sguardi critici nei loro confronti. vivono, eppure vorrebbero non essere mai esistiti. parlano, ma il più delle volte lo fanno con voce tremante. sono loro gli eterni coniugati con la signora "incertezza" con la quale sull'altare, il giorno del matrimonio, aspettano che il parroco suggerisca loro una risposta.

a questo punto molti direbbero "il mondo è bello perchè è vario" in aggiunta io dico "il mondo è bello perchè siamo tutti imperfetti". gli intelligenti sono pochi e vengono notati di rado; gli ignoranti sono tanti e vengono notati di rado; i copioni con la loro voce tremante non vengono uditi e sono di conseguenza notati di rado. se credete di essere nati per essere notati, vi consiglio di morire perchè forse otterrete maggior successo.

se al mondo esistono gli intelligenti, gli ignoranti e i copioni è solo perchè nè intelligenti, nè ignoranti, nè copioni sanno di esserlo. se ognuno di noi riuscisse a guardare se stesso prima di guardare gli altri forse esisterebbe lo stesso numero di intelligenti, ignoranti e copioni ma esisterebbero altresì intelligenti perfetti, ignoranti perfetti e copioni perfetti. solo in tal caso aimè, questo articolo non sarebbe mai esistito.

domenica 16 maggio 2010

gli orsi della luna

le fattorie della bile: ecco cosa fanno cinesi, coreani e vietnamiti per produrre medicinali, bibite e cosmetici

sono state soprannominate "fattorie della bile" quei luoghi situati in cina, corea e vietnam in cui gli orsi vengono sottoposti a crudeli torture per l'estrazione della bile al fine di poterla utilizzare nella produzione di medicinali, bibite e cosmetici.


sono conosciuti in tutto il mondo come gli "orsi della luna"; questi animali vengono catturati e trasportati in alcuni capannoni per essere rinchiusi in gabbie più piccole del loro stesso corpo. cateteri rudimentali vengono inseriti crudelmente nella loro cistifellea dalla quale due volte al giorno viene estratta la bile per essere usata nella produzione di medicinali cinesi.


immobilizzati per lunghi anni diero le sbarre, gli orsi resistono a una lunga agonia causata non solo dalla "mungitura" quotidiana ma anche da ossa atrofizzate per il mancato movimento e da infezioni provocate dai ferri chirurgici. in più, lo stress psicologico al quale sono sottoposti fa sì che molti di essi decidano di uccidersi con i loro stessi artigli. è per tale motivo che i custodi di tali fattorie mutilano gli orsi strappano loro artigli e denti per evitare che, una tale risorsa prolungata nel tempo, possa morire prima di aver versato per lunghi anni la sua dose di bile quotidiana. gli orsi infatti, tra gli animali più resistenti al mondo, riescono a sopravvivere a tali torture per oltre 20 anni. "per fortuna" molti non ce la fanno: la denutrizione, le infezioni, le torture, le malfomazioni causate dalle sbarre, provocano la morte molto tempo prima.

video

nel 1998 è nata la AAF: Animals Asia Foundation, un'organizzazione fondata da una donna inglese di nome jill robinson che tenta continuamente di trattare con il governo cinese al fine di provvedere alla totale chiusura delle fattorie della bile.


i primi salvataggi degli "orsi della luna" sono iniziati nel 1993 guidati dalla stessa jill robinson. in funzione di ciò sono sorti alcuni centri di recupero dove vengono trasportati gli orsi, vengono rimossi i cateteri e avviato un programma di riabilitazione volto alla riacquisizione dell'utilizzo degli arti. sono meno di 300 gli orsi liberati; sono 10.000 gli orsi ancora torturati.


in merito non posso non esprimere il mio parere personale che ancora una volta mi porta ad essere forse troppo diretta.


non so dove ho trovato la forza per scrivere questo post ma di fronte e tanta crudeltà non mi è concesso tacere. chiedo scusa a quel lettore coraggioso giunto fino alla fine di questo articolo.


cinesi, coreani e vietnamiti impiegati nelle fattorie della bile, siete voi che ci ricordate ogni giorno quanto il mondo sia pieno di stronzi. mi auguro di poter trovare un giorno in profumeria creme e cosmetici vari a base del vostro muso giallo; mi auguro che possiate essere torturati per l'estrazione dolorosa di organi e liquidi appartenenti al vostro corpo, ammesso che questi possano servire a qualcosa. spero di sentire al più presto una notizia che parli di voi destinati ai lavori forzati che vi raffiguri nel lavoro dei campi ma con mani e piedi legati da catene, e ferri chirurgici che fuoriescano dai vostri testicoli e dalle vostre vagine.


nonostante quello che avete fatto e continuate a fare per l'umanità spero possiate maturare una più ampia intelligenza che vada oltre la vostra statura. rappresentate quello che di più viscido esista al mondo, siete lo scarto dell'universo, la vergona dell'umano. ogni giorno ci chiediamo come sia possibile che i nostri simili siano "bestie" come voi.


ma giustizia sarà fatta. e rimpiango il fatto di non poter restare a guardare. sarete puniti per aver approfittato di creature figlie di DIO.

venerdì 14 maggio 2010

the anti-shoe

Siamo anti-scarpe.
Siamo anti-stivali. Siamo anti-sandali. E siamo decisamente anti-tacchi. Siamo anti tutto ciò che non protegge la tua schiena dal potere corrosivo delle superfici dure. Siamo anti tutto ciò che non migliora la tua postura. Siamo anti tutto ciò che non protegge le tue ginocchia e le tue articolazioni o che non tonifica i tuoi muscoli mentre te ne stai semplicemente in piedi. Insomma, siamo anti tutto ciò che non cambia la tua vita in meglio. Ecco perchè molti ci trovano anche anti-patici.


non sono bellissime ma di sicuro hanno tantissime altre qualità...

the anti-shoe: la scarpa anti scarpa


risale al 1996 la prima anti-shoe, un tipo di calzatura progettata dall'azienda svizzera Swiss Masai per idea del suo fondatore karl müller. erano gli anni '90 quando müller, dopo aver studiato per diversi anni biomeccanica e fisiologia, si dedicò allo studio di una scarpa che potesse non solo essere comoda, ma evitare dolori alla schiena, alla cervicale, e alle articolazioni comunemente causate da scarpe con suola troppo bassa o con tacco troppo alto.

karl müller, affetto da continui mal di schiena, si trovava per un soggiorno in corea quando notò che, camminando a piedi nudi nelle risaie, i dolori si alleviavano. i suoi piedi inoltre di adattavano facilmente alla morbidezza delle risaie e risultavano meno affaticati.


tornato in svizzera iniziò a pensare a una scarpa che potesse riprodurre un piano d'appoggio soffice e comodo e che, allo stesso tempo, contribuisse alla diminuzione dei dolori articolari. nasce così la prima anti-shoe, senza tacco, adattabile a qualsiasi gusto: sportivo, casual o elegante che sia. un modello che nel corso degli anni è stato perfezionato sin nei minimi dettagli e che ha suscitato l'interesse di università internazionali.


che si cammini o si stia semplicemente in piedi, l'anti-shoe infatti contribuisce a:


  • migliorare la postura e la deambulazione (testato dall'università di calgary in canada e dalla hallam university di sheffield nel regno unito)
  • ridurre i dolori cervicali (testato dalla university friedrich schiller of jena in germania)
  • incrementare l'attività muscolare della schiena
  • incrementare l'attività muscolare dei glutei (testato dalla hallam university di sheffield nel regno unito)
  • incrementare l'attività dei muscoli posteriori della coscia (testato dalla hallam university di sheffield nel regno unito)
  • incrementare l'attività degli arti inferiori (testato dalla hallam university di sheffield nel regno unito)
  • migliorare l'equilibrio (testato dalla albert-ludwig-university of freiburg in germania)
  • aumentare il benessere (testato dalla meisterleistung bewegung und coaching gmbh di stoccarda in germania)
  • aumentare il consumo di ossigeno e calorie (testato dall'università di calgary in canada)
  • incrementare l'attività dei muscoli addominali
  • ridurre il carico delle articolazioni dell'anca (testato dall'università di calgary in canada)
  • ridurre il carico sulle articolazioni del ginocchio (testato dall'università di calgary in canada e dalla standford university in california, usa)
  • migliorare la stabilità delle caviglie (rennbahnklinik basel in svizzera)

questo tipo di calzatura, così come la casa produttrice, sono oggi conosciute come MBT ovvero Masai Barefoot Technology (tecnologia a piede scalzo masai) volta a riprodurre il movimento del piede che cammina senza scarpa. l'obiettivo non è pertanto quello di coprire il piede ma al contrario di farlo muovere come se fosse nudo.

l'anti-shoe può essere indossata da chiunque voglia liberarsi dei disturbi quotidiani causati dalle scarpe piatte e dure, dalle scarpe che "costringono" il piede ad avere uno spazio limitato nel quale effettuare i comuni movimenti, dalle scarpe troppo eleganti, troppo alte o troppo basse da consentire alla colonna vertebrale di assumere una posizione rilassata.


è molto probabile che questo tipo di calzatura, dalla forma forse un pò appariscente e ben pronunciata, possa non piacere a quelle persone attente al design e all'aspetto estetico delle calzature. ma se in compenso si può contribuire alla salute del proprio corpo, evitando dolori fastidiosi e disturbi delle articolazioni, tanto vale rinunciare a ballerine e tacchi a spillo e guadagnare anni di giovinezza nonostante il passare del tempo di noi, comuni mortali
.

domenica 2 maggio 2010

la mia vicina e il suo balcone disordinato

sono le 6 del mattino, mi sono trasferita da poco in un piccolo paese, devo ancora abituarmi ai troppi silenzi della notte. mi sveglio all'improvviso, c'è rumore... mi alzo di scatto pensando di aver fatto tardi a lavoro ma guardo fuori ed è buio. stavo sognando? controllo su più orologi ma tutti concordano sul fatto che siano le ore 6. i rumori non cessano e decido di affacciarmi al balcone.

un grembiule verde chiaro s'intravede nel buio del mattino, pantofole grigie aperte dietro, una gonna marrone sotto il ginocchio e una maglia di lana sottile a maniche lunghe; capelli grigi, pelle chiara.... è la mia nuova vicina, che alle 6 del mattino ha deciso di pulire il balcone. mi sente mentre apro la finestra, alza lo sguardo, mi sorride e mi saluta "morgen" (buon giorno). ricambio il saluto infastidita e torno a letto.
avrei ripreso a dormire se quella donna non mi avesse incuriosito. decido di restarla a guardare da dietro i vetri della finestra e la osservo nei giorni seguenti, ogni volta che esce sul balcone per prendere la legna frettolosamente.

lava il pavimento del suo balcone con un mocio spellacchiato, mattonelle color panna di forma rettangolare, facendo a slaloom tra le mille cose che ivi sono depositate. non curante del tappeto posizionato davanti l'uscio della porta finestra l'anziana donna percorre il perimetro di uno scatolone aperto sul quale riposa in pace una scopa malandata. guarda distrattamente il disegno raffigurato su quell'enorme contenitore, come per ricordarsi di un elettrodomestico acquistato un pò di tempo fa. poi uno stendino verniciato di bianco al quale è appesa della biancheria intima sistemata in modo altrettanto disordinata. a un'estremità una sacca di stoffa a forma di bambola per contentere le mollette, dall'altra parte una borsetta fatta a uncinetto per contenerne altrettante.

segue un mobile di legno di pino chiaro, con diversi cassetti e ricoperto di una plastica colorata, di quelle che si usano per il tavolo da pranzo, al fine di proteggerlo dalle intemperie. una stoffa beige ricopre ciò che sembra assomigliare molto a un divano. s'intravedono solo i piedi e i braccioli di legno scuro. su questi pendono due cappotti di lana scura appesi, tramite una gruccia, a una catenella di ferro, come per prendere aria. su di un lato s'intravede un foulard azzurro la cui estremità è sfuggita alla presa. il tutto sventola da diversi giorni ormai provocando quel delicato rumore di ferro che urta contro il muro (din, din, din).

poi un altro scatolone, questa volta chiuso, sul quale è adagiato un contenitore nero con un gancio di ferro grigio. lo stesso è collegato a uno strano attrezzo che, se azionato, provoca un rumore noioso molto simile a quello di una tenda elettrica per il sole. è una gru che l'anziana donna utilizza per trasportare la legna dal garage al suo balcone. agita il gancio, ne raddrizza il filo attorcigliato e lo cala al piano terra azionando un pulsante. poi la vedo comparire nei pressi del garage, carica alcuni pezzetti di legna presi da una cassa quadrata di legno e rientra in casa da un entrata che non si vede da casa mia. ricompare sul balcone, aziona nuovamente il pulsante e la legna è servita.

una classe a è parcheggiata sempre nei pressi del suo garage. non credevo fosse sua fino al giorno in cui l'ho vista ritornare a casa dopo aver fatto la spesa. ancora una volta stessa operazione con la gru per portare in casa gli acquisti.

questa vicina super attiva mi disturba quasi tutte le mattine: per prendere la legna, per pulire o per stendere i panni. ma col passare dei giorni, ogni suo rumore mi fa sentire come a casa. riconosco sin dalle prime luci del mattino ciò che è intenta a fare, pur senza spiarla da dietro i vetri della finestra. se sento un rumore netto sul pavimento del suo balcone so che ha appena poggiato una cesta di panni pronti per essere sistemati sullo stendino e sentirò quindi lo schioccare delle mollette per almeno 10 minuti; se sento l'azionarsi della gru so che è per prendere la legna, la immagino quindi scendere e la sento in seguito caricare la legna nel contenitore di plastica. tornerà poi in casa e azionerà di nuovo la gru per portare la legna sul balcone. riconosco il suo mocio il giorno in cui decide di pulire il balcone, i suoi urti perenni contro i mille oggetti sono quelli che mi hanno svegliato la prima mattina; quello stesso giorno decisi di non sgridarla per avermi infastidito e oggi i suoi rumori sono per me l'inizio di un nuovo giorno. la sento ogni mattino e so che sono le 6.