domenica 18 settembre 2011

Chi è Mick Jagger e perché i Maroon 5 con Christina Aguilera gli dedicano il brano “Moves like Jagger”

Mick Jagger (Michael Phillip Jagger) è una star internazionale leader dei Rolling Stones che, con la sua musica, la sua personalità e il suo carisma ha dato vita alla storia del rock. Di origini britanniche (nato a Dartford il 26 luglio 1943), Mick Jagger è stato e continua ad essere icona della musica mondiale, non solo grazie ai suoi testi, il cui genere va dal rock and roll al blues rock, all’hard rock e al rock psichedelico, ma anche è soprattutto per il suo volto, il suo sguardo, il suo corpo frenetico e in continuo movimento. Non è un caso se nel febbraio 2011 si è tenuta a Roma la mostra fotografica “Mick Jagger. The photobook” a cura di François Hébel, che ha raccolto 70 scatti del cantante, realizzati dai più grandi fotografi internazionali. Sin dall’inizio della sua carriera, Mick Jagger si è infatti distinto per le sue capacità espressive e per il fatto di essere un artista in continua evoluzione. Gli scatti fotografici ne sono un esempio.

Video Moves Like Jagger



Oggi un ulteriore elogio, il brano realizzato dai Maroon5, featuring Christina Aguilera, “Moves Like Jagger”, il cui video è stato diretto dallo svedese Jonas Åkerlund. Ad aprire le danze uno sfrenato Mick Jagger del passato, che ripetutamente popola la scene del videoclip. Un sensazionale Adam Levine a dorso nudo, un’affascinante Christina Aguilera, una schiera di ballerini bizzarri popolano un palcoscenico in penombra fatto di movimento, sensualità, fascino e coinvolgimento.

Testo della canzone Moves Like Jagger

Just shoot for the stars
If it feels right
Then aim for my heart
If you feel like
Can take me away, and make it okay
I swear I'll behave

You wanted control
Sure we waited
I put on a show
Now I make it
You say I'm a kid
My ego is big
I don't give a sh*t
And it goes like this

[Chorus]
Take me by the tongue
And I'll know you
Kiss til you're drunk
And I'll show you

You want the moves like jagger
I got the moves like jagger
I got the mooooooves...like jagger

I don't even try to control you
Look into my eyes and I'll own you

You with the moves like jagger
I got the moves like jagger
I got the mooooooves...like jagger

[Verse 2]
Baby it's hard
And it feel like you're broken in scar
Nothing feels right
But when you're with me
I make you believe
That I've got the key

So get in the car
We can ride it
Wherever you want
Get inside it
And you want to stir
But I'm shifting gears
I'll take it from here
And it goes like this


[Chorus]
Take me by the tongue
And I'll know you
Kiss til you're drunk
And I'll show you

You want the moves like jagger
I got the moves like jagger
I got the mooooooves...like jagger

I don't even try to control you
Look into my eyes and I'll own you

You with the moves like jagger
I got the moves like jagger
I got the mooooooves...like jagger

[Bridge]
You want to know how to make me smile
Take control, own me just for the night
But if I share my secret
You gonna have to keep it
Nobody else can see this

So watch and learn
I won't show you twice
Head to toe, ooh baby, roll me right
But if I share my secret
You gonna have to keep it
Nobody else can see this

And it goes like this

[Chorus]
Take me by the tongue
And I'll know you
Kiss til you're drunk
And I'll show you

You want the moves like jagger
I got the moves like jagger
I got the mooooooves...like jagger

I don't even try to control you
Look into my eyes and I'll own you

You with the moves like jagger
I got the moves like jagger
I got the mooooooves...like jagger

domenica 3 luglio 2011

Lo strano caso di Curon inghiottita dalle acque del Lago di Resia

Campanile di Curon, Lago di ResiaDi lui e della sua chiesa risalente alla prima metà del ‘300 ne resta solo un campanile, lo stesso rappresentato nello stemma comunale che per metà è sommerso dalle acque. Siamo a Curon (ted. Graun im Vinschgau), in Val Venosta (Bz) e le acque che hanno invaso l’antico centro abitato, appartengono al Lago di Resia (ted. Reschensee), uno dei più grandi laghi artificiali dell’Alto Adige. In effetti un tempo il Lago di Resia, così come anche i laghi di Curon e di Mezzo, erano laghi naturali, distinti gli uni dagli altri. Ma agli albori del 1900 si ebbe l’idea di sfruttare questi tre bacini lacustri per la produzione di energia elettrica. Si decise pertanto di costruire un’enorme diga che avrebbe unificato il lago di Resia e il lago di Curon e avrebbe completamente o in parte sommerso i rispettivi centri abitati. I lavori ebbero inizio del 1939 e sospesi solo durante il secondo conflitto mondiale. Al termine della guerra le attività proseguirono, nonostante mancavano il denaro per l’acquisto di esplosivo e le materie prime per la costruzione della diga.

Si può solo immaginare il profondo rammarico vissuto all’epoca dagli abitanti del posto che videro sprofondare nei fondali del lago 163 abitazioni e oltre 500 ettari di terreno coltivato. Tra questi vi era anche la Chiesa di Curon, risalente alla prima metà del 1300, ne è testimone quel campanile che ancora oggi emerge dalle acque del lago. È lo stesso riportato nello stemma comunale di Curon, il cui centro abitato, dopo la costruzione della diga, è stato trasferito in posizione più elevata. Il campanile di Curon può essere ancora raggiunto durante l’inverno, quando le acque del lago gelano. Esso è stato sottoposto di recente ad alcuni lavori di restauro per provvedere alle ovvie infiltrazioni d’acqua che ne affliggono la struttura. Di lui non resta che una presenza silenziosa, circondata ormai dalle acque profonde. Ma c’è chi ancora sente le campane suonare durante le rigide sere invernali, peccato che queste furono rimosse prima che il paese venisse sommerso.



Foto: Markus Bernet










domenica 29 maggio 2011

Case e Palazzi Abbandonati: Gli Edifici Fantasma in Italia

Immobili AbbandonatiIn periferia come nei centri storici, nelle campagne come nelle zone residenziali esistono numerosi edifici abbandonati che, continuano a crescere in modo spropositato, nonostante le numerose richieste di fondi per la riqualificazione da parte delle entità locali. Sebbene il più delle volte lo stato italiano non esiti a fornire buona parte del corrispettivo economico necessario alla ristrutturazione o messa a norma degli stessi, ci si chiede come mai tali edifici decrepiti stentino a rinascere a vita nuova.

Edifici Abbandonati
Vecchie fabbriche, vecchie unità abitative, vecchie scuole e palazzi, vecchi centri culturali o campi da gioco. Per non parlare di palazzi storici, il più delle volte rintracciabili nel cuore delle nostre città che, oltre a contribuire all’immagine di degrado del nostro paese, rappresentano una significativa perdita del patrimonio culturale italiano.

Vetri rotte, cancelli arrugginiti, mura pericolanti, ecco come si presentano le case e i palazzi abbandonati d’Italia, tanto da costituire non solo un inaspettato pericolo per chi vi passa accanto ma anche una silenziosa minaccia per l’impatto ambientale. Strano che poi ci si meravigli se tali baracche ambulanti vengano prese d’assalto da senzatetto, drogati o graffitisti.

Ve ne presento alcuni.


Clicca sulle immagini per ingrandire

Fabbrica Abbandonata ad Ora, prov. di Bolzano
Immobile Abbandonato ad Ora, prov. di Bolzano
Palazzo Abbandonato ad Ora, prov. di Bolzano
Palazzo Abbandonato ad Ora, prov. di Bolzano
Edificio Abbandonato ad Ora, prov. di Bolzano
Casa Abbandonata ad Ora, prov. di Bolzano
Casa Abbandonata ad Ora, prov. di Bolzano

domenica 15 maggio 2011

Mangi uova di gallina o uova di animali chiusi in gabbia?

Codici sulle Uova Clicca sull'immagine per ingrandire
Almeno che non abbiate un fidato amico contadino o che non siate attenti osservatori quando andate a fare la spesa, state certi che il vostro frigorifero conserva uova di animali chiusi in gabbia.

Il più, delle volte, attratti da pacchi di uova super convenienti, ci sfugge un dato fondamentale, ovvero, come sta la gallina che ha prodotto la confezione di uova appena acquistata?

E allora ecco alcune informazioni importanti da prendere in considerazione.

In primo luogo le uova si classificano in categoria A e B. Appartengono alla categoria A le uova cosiddette "fresche", riservate cioè alla vendita e al consumo alimentare diretto; appartengono alla categoria B le uova di seconda scelta o declassate, vendute quindi solo alle imprese industriali per la produzione di ovo-prodotti.

Le uova appartenenti alla categoria A sono quelle che troviamo nei supermercati. Queste, oltre a differenziarsi per la loro grandezza (da S a XL), si suddividono in base alla tipologa di allevamento. Quest'ultimo ci consente di capire se la gallina produttrice è chiusa in gabbia oppure no.

Avremo pertanto:

Uova di tipo 0: uova derivanti da agricoltura biologica. Il consumo di tali uova è vivamente consigliato poichè l'allevamento delle galline è sancito da un regolamento della CEE (834/2007) il quale prevede che gli animali siano liberi di entrare e uscire dal proprio ricovero, siano nutriti solo con alimenti provenienti da agricolture biologiche le quali non prevedono l'utilizzo di prodotti geneticamente modificati (OGM); le galline produttrici di uova biologiche hanno inoltre a disposizione uno spazio di almeno 4 mq fuori dal proprio ricovero, internamente al ricovero ogni mq può ospitare un massimo di 6 galline. Una confezione di uova biologiche costa circa 0,50€ in più rispetto alle uova di tipo 1.

Uova di tipo 1: uova da allevamento all'aperto (ingl. Free Range). Per alcune ore al giorno le galline possono uscire all'aperto e deporre le uova in nidi o lettiere. Ogni gallina dispone di uno spazio esterno di almeno 2,5 mq, internamente al ricovero ogni mq può ospitare un massimo di 12 galline (massimo 9 a partire dal 2012). E' difficile trovare nei supermercati le uova di tipo 1 .

Uova di tipo 2: uova da allevamento a terra. Le galline sono allevate in capannoni chiusi, senza accesso all'aperto. Ogni mq è occupato da almeno 12 galline (massimo 9 dal 2012). Uova facili da trovare nei supermercati.

Uova di tipo 3: uova da allevamento in gabbia. Le galline sono rinchiuse in piccole gabbie la cui superficie minima è di 550 cm quadrati per gallina (meno di un foglio A4). Ogni gabbia dispone di cibo e acqua in abbondanza, ma senza un nido o una lettiera per la deposizione delle uova.

Perchè non bisogna comprare le uova di tipo 3?
In Italia, ma anche in altri paesi d'Europa, sono state rinvenute dai NAS, aziende avicole in cui vigevano situazioni di sovrafollamento.

Ammassate in gabbie sovrapposte le une sulle altre, le galline allevate in gabbia versano il più delle volte in uno stato di salute pietoso con arti deformati (a causa delle celle in ferro), fratture ossee e osteoporosi. L'insorgere di queste e di altre malattie viene limitato grazie all'uso indiscriminato di antibiotici.

Questo tipo di produzione viene preferito dagli allevatori poichè consente di produrre più uova a un costo molto basso e in uno spazio limitato. In più le celle vengono sovrapposte fino a 6 file di altezza con aria e illuminazione scarsa al fine di aumentare la produzione di uova. In questo modo le galline sono costrette a respirare aria malsana (soprattutto quelle delle file più basse), non possono muovere le ali e razzolare all'aria aperta in cerca di cibo. La più comune conseguenza: le galline impazziscono e diventano cannibali, tentando di mangiare le galline vicine. Ecco perchè a molte delle galline allevate in gabbia viene praticata l'amputazione del becco.

Sono ancora 38 milioni gli allevamenti di galline in gabbia e l'80% delle uova italiane proviene proprio da questi.

Fonte http://www.informasalus.it/it/articoli/attenzione-uova-gallina.php

Come fare per capire se l'ultima volta hai acquistato le uova giuste?
In primo luogo, per regolamento della CEE, su tutte le uova deve essere stampato un codice di identificazione (vedi immagine sopra) dal quale è possibile decifrare anche la tipologia (0, 1, 2, 3). Se le uova contenute nel tuo frigorifero iniziano con un codice che va da 0 a 1, mangia le uova e non esitare ad acquistarle di nuovo la prossima volta; se le tue uova iniziano con il numero 2 o 3 sappi che stai mangiando uova di animali riunchiusi in capannoni e in gabbia.

lunedì 2 maggio 2011

E fu Beato: L'uomo grazie al quale ancora credo

Il 1° Maggio 2011 è il giorno che ha dato inizio al percorso verso la Santità di Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II. Una data che ci ha nuovamente uniti alla Chiesa Cattolica di Roma, così come ormai succede solo di rado. Un punto della storia cristiana che ha risvegliato gli animi di chi crede profondamente in Dio e molto meno nel Vaticano.

Con questo non intendo polemizzare sull'unica cosa buona che della religione cristiana era rimasta, ma la personalità di Wojtyla aveva ancora troppo da raccontare per spegnersi e cedere il posto a chi da raccontare non ha nulla.

Ma come accade di consueto, è troppo difficile abbandonare le vecchie abitudini e apprezzare il nuovo, ecco perchè, non conoscendolo ancora abbastanza, non posso e non intendo criticare Papa Benedetto XVI. Almeno che questi, un giorno o l'altro, non inizi a farsi conoscere dal popolo cristiano nel mondo.

Quel popolo che ha sete di umiltà, e che è afflitto dal male più grande che si sia mai verificato nella storia dei tempi: la lussuria. Un popolo che ha tanto da mangiare ma che allo stesso tempo muore di fame, poichè privo di spiritualità. Un mondo che necessita della vera fede in Dio.. quella semplice.

Wojtyla era proprio così, un Papa che si è inginocchiato più volte al volere di Dio, e che più volte abbiamo visto baciare quella terra su cui poi non esitava a camminare. E camminava tanto Wojtyla, più che un Papa egli è stato prima di tutto pellegrino, portatore di fede nel mondo, persino laddove il mondo era poco ospitale. Un Papa uomo, uno dei pochi in Vaticano. Egli era colui che amava mettere i fedeli al primo posto, la Chiesa fatta di uomini e non la chiesa materiale fatta di lusso.

La sua più grande preghiera cominciava proprio dal dialogo con l'umanità, lui si che era "pescatore di uomini". Egli che ha saputo "moltiplicare il pane e i pesci", che ha saputo "camminare sull'acqua" mantenendo persino quel delicato equilibrio fra l'uomo e Dio. Ma non mi piace ricordare Papa Giovanni Paolo II come il guaritore, o come colui che fa miracoli, in effetti non erano solo queste le cose per le quali l'umanità intera l'ha sempre apprezzato.

Giovanni Paolo II fu infatti abile sin dal suo primo dialogo con il mondo a comunicare la sua sottomissione, quale servitore di Dio e messaggero di fede. "Se mi sbaglio, mi corrigerete". Nella comunità odierna in cui un Papa è visto come l'intoccabile, oggi ricoperto persino di piume, lasciarsi insegnare una nuova lingua, quella che egli definì ben presto "la nostra lingua italiana", è cosa che succede solo una volta nella storia.

Lui c'era. Era semplicemente presente. L'avrò visto forse solo una volta Giovanni Paolo II, eppure c'era. Avevo fede in quell'uomo che ogni giorno si caricava addosso il peso della croce di un'umanità sempre afflitta. Ammiravo la personalità di quell'uomo. Egli che ovunque andava portava sempre un messaggio di speranza, oltre a quel sorriso che il più delle volte si trasformava in una sana risata.

E che dire di tutte le volte che stringeva fra le mani il capo di adulti e piccini, sani e ammalati, bianchi e neri. Che dire del suo accogliere fra le braccia carcerati, delinquenti, peccatori di ogni genere, così come il suo stesso attentatore. Quell'uomo vestito di bianco è sceso troppe volte fra la folla per passare inosservato. Anche quando tremante si sorreggeva sul bastone, ha sentito la necessità di unirsi a noi, al suo popolo. Non è forse questa la diretta conseguenza della religione cristiana? Non è forse il contatto diretto con i cristiani che prima di tutto stabilisce un fondato e proficuo contatto con Dio?

Ma oggi siamo purtroppo abituati alla freddezza di una Chiesa che è ormai incapace di attirare i fedeli, se non in occasioni eccezionali, quale appunto la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Una Chiesa che ti fa passare la voglia di credere in Dio e grazie alla quale non ti stupisci neanche più se le persone per te più care evitano di credere in quella "Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica".

La Chiesa umile, fatta di semplici mattoni, edificata da Papa Wojtyla, non esiste più. Quella Chiesa che usava il rosso solo in ricordo del sangue versato da Cristo oggi non fa altro che dialogare attraverso il lusso di un rosso porpora, adorno di oro e di diamanti.

Ho assistito alla Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II ma, allo stesso tempo, non ho potuto fare a meno di assistere al più grande fallimento della Chiesa Cattolica Cristiana.








domenica 1 maggio 2011

Berlino: Taccuini di Viaggio sulle Tracce del Muro di Berlino e della Comunità Ebraica

Muro di BerlinoHo girato per 3 giorni Berlino in lungo e in largo. Ne ho ascoltato i rumori, sentito i profumi, osservato i colori.. Ho visto una Berlino troppo vecchia e troppo nuova al tempo stesso. Ho visto una Berlino felice e triste, colorata e in bianco e nero, sporca e pulita. La mia guida turistica, vecchia di qualche anno, non è adatta per la mia permanenza, vista la continua evoluzione di questa città che sembra tanto un perenne cantiere a cielo aperto. Pertanto la mia prima destinazione è il Reisezentrum (una sorta di Info Point) dove compro una cartina aggiornata di Berlino, una mappa dei mezzi pubblici e mi lascio consigliare sul tragitto da fare per raggiungere il mio ostello.

Berlino, Stazione CentraleSono alla stazione centrale di Berlino, in provenienza da Monaco di Baviera con il treno delle 17:20.

A parte il percorso dalla stazione centrale verso l'ostello, non ho preso altri mezzi di trasporto pubblico. Berlino l'ho girata a piedi e ho fatto il mio più grande errore. Solo Berlino Mitte (Berlino centro) è molto vasta. Poi dall'Est all'Ovest sono passata numerose volte camminando così numerosi km a piedi.

Tracce Museo della Comunicazione a BerlinoLa ricerca delle tracce ebraiche mi ha accompagnato per buona parte del viaggio e Berlino, in questo, mi ha certamente soddisfatto.

Divido così in sezioni il mio percorso nella capitale tedesca. Le mie impressioni potrebbero non essere condivise; le mie descrizioni potrebbero non essere più attuali fra un mese. Ma non posso tenere per me le immagini di una città il cui muro ancora la divide e le cui tracce di un'epoca oscura ancora la affliggono.

Sezioni




Friedrichstraße a Berlino, Museo Haus am Check Point Charlie

Tutto ha avuto inizio proprio nella Friedrichstraße, una delle arterie più estese di Berlino e dove, per certi versi mi sono sentita più a mio agio.


Haus am Check Point CharlieNella Friedrichstraße ho potuto osservare il punto in cui Berlino Est era, ed è divista da Berlino Ovest. Qui, la stazione della S-Bahn (tram) fu soprannominata Tränen Palast (casa delle lacrime), perchè in questo punto, le famiglie berlinesi divise, si salutavano con lacrime e abbracci. Si chiama Check Point Charlie, quella dogana che controllava il traffico di esseri umani. Oggi qui non ci sono più militari ma gruppi di animatori, opportunamente travestiti, con tanto di bandiere americane e francesi ricordano, seppur con un sorriso, la presenza di quel muro che continua a dividere in due la città.

Turisti a BerlinoOltrepasso anch'io il confine, provando non poco stupore dinanzi a quei turisti che si lasciano fotografare accanto a questi militari ironici. Scatto anch'io una foto e proseguo verso il museo "Haus am Check Point Charlie". Semplici stanze di un semplice appartamento di città, con pavimento scricchiolante in legno, ospitano i resti di un popolo che per 28 anni (dal 1961 al 1989) ha escogitato vie di fuga, strumenti e mezzi per raggiungere i propri cari dall'altra parte del muro.

E così vedo ripostigli umani creati nel motore di un'automobile, un carrello della spesa che ha trasportato al di là del muro un bambino senza essere scoperto, una mongolfiera grazie alla quale si è salvata un'intera famiglia, una canoa e tutto ciò che il popolo tedesco riuscì a escogitare in quegli anni, per sfuggire ai divieti imposti dall'Unione Sovietica.

L'ingegno e la precisione, nel realizzare tali vie di fuga, non mi hanno meravigliano affatto. L'indole dei tedeschi, di cui spesso sentiamo parlare, affonda le sue radigi a molto tempo prima della II Guerra Mondiale.

Guarda anche:
Museo Ebraico
Memoriale per gli Ebrei assassinati d'Europa
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Potsdamer Platz


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Museo Ebraico a Berlino

Il primario obiettivo del mio viaggio a Berlino era: conoscere il popolo ebraico, la cultura, la religione, la storia. Non a caso ho scelto le festività pasquali per la partenza, volevo assaporare fino in fondo quel pane azzimo del cui gusto solo la storia ebraica sa narrare.

Museo Ebraico a BerlinoIl museo ebraico non è accessibile come tutti gli altri musei. Non ha una porta d'ingresso propria e gode di una struttura architettonica che sa descrivere alla perfezione il calvario degli ebrei in Germania. Disegnato da Daniel Libeskind, il museo, terminato nel 1999, quasi si rifiuta all'estetica di Berlino. La sua non linearietà, a forma di saetta in acciaio, zinco e cemento, non osa far trapelare, a chi guarda dall'esterno il numero di piani dell'edificio. Ciò che esternamente potrebbe sembrare quasi una tomba, un'enorme scatola senza luce, offre internamente scorci inaspettati che riflettono su angoli nascosti della città di Berlino.

E' dall'antico edificio barocco che è possibile entrare nel museo ebraico di Berlino. Qui noleggio un iPod che in lingua italiana mi descrive passo dopo passo il percorso verso la storia del popolo ebraico in Germania.

L'asse dell'elisio, l'asse della continuità, l'asse dell'olocaousto. Le tre arterie sulle quali si fonda tutta la struttura del museo ebraico. Inizio dall'asse dell'olocausto attraverso il quale vengo condotta verso un vicolo cieco. Dinanzi a me una porta. Entro. Sono sola in una stanza stretta e col soffitto alto. Mi trovo nella torre dell'olocausto. Tutto è vuoto intorno a me, alzo gli occhi verso il cielo e vedo solo un sottile spiraglio di luce da dove provengono voci e rumori in lontananza. Non so dove mi trovo ma certamente qui, per la prima volta, riesco a immaginare la sensazione degli ebrei deportati verso una meta sconosciuta.

Colgo l'occasione per un attimo di riflessione e poi cambio asse.

L'asse della continuità si presenta con una lunga scalinata in pietra ardesia. Ad ogni gradino ho la sensazione di smarrimento che mi porta a salire verso una scalinata ripida, lunga e stretta. Pareti bianche laterali accompagnano silenziose il mio cammino verso una meta nulla, che non porta a niente. Ancora una volta si fa viva la sensazione degli ebrei costretti a camminare verso un punto insicuro, costretti a vivere in una terra poco ospitale che non concede opportunità di futuro.

Giardino dell'Esilio nel Museo Ebraico di BerlinoIl terzo e ultimo asse è quello dell'esilio. Non una scala questa volta ma un lungo corridoio, quello che da bambini c'insegnavano a disegnare a triangolo, per rappresentare al meglio l'idea di lontananza. In fondo al corridoio una porta con su scritto "Garten des Exils" (Giardino dell'esilio). Un altro cartello avvisa "L'entrata nel giardino è a proprio rischio e pericolo". Non si tratterebbe di un vero e proprio giardino, se non fosse per quelle pianticelle di olivagno disposte all'estremità delle 49 colonne di cemento alte 6 metri. Le colonne simboliche, a dirla tutta, sono 48, in ricordo dello Stato d'Israele nato proprio nel 1948. Ma il giardino ospita una 49° colonna centrale, è la colonna di Berlino, vuota al suo interno, riempita solo con terra proveniente da Gerusalemme. E' ben altro però ciò che disorienta il visitatore. La superficie calpestabile è difatti inclinata di 6 gradi. Camminando fra le alte colonne si perde continuamente l'equilibrio. Ancora una volta nel museo ebraico si vive la sensazione di disorientamento e disagio provato dalla comunità ebraica.

Dove mi trovo? e dove sto andando? Le due domande che mi accompagnato costantemente all'interno del museo ebraico. Perchè qui spazio e tempo sembrano essere fermi a un punto della storia che non vuole e non può dimenticare.

Guarda anche:
Friedrichstraße
Memoriale per gli Ebrei assassinati d'Europa
Alexander Platz
Topografia del Terrore
Potsdamer Platz


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Memoriale per gli Ebrei assassinati d'Europa, Berlino

Memoriale per gli Ebrei assassinati in Europa, BerlinoLa mia ricerca di tracce ebraiche nella città di Berlino continua indisturbata e mi porta direttamente al "Denkmal für die ermordeten Juden Europas" (Memoriale per gli Ebrei assassinati d'Europa). Qui ho riflettuto tanto. Non avendo una guida nelle orecchie come in tutti gli altri musei, ho potuto trovare spazio per un pensiero.

Il memoriale si presenta come una vasta area ricoperta di blocchi in calcestruzzo dall'altezza variabile. La superficie calpestabile varia in maniera irregolare e anche questa volta, come nel Giardino dell'Esilio visitato all'interno del Museo Ebraico, è facile provare un senso di disorientamento.

Memoriale per egli Ebrei assassinati in Europa, BerlinoIl memoriale è percorribile al suo interno. A tratti è possibile vedere il giardino dall'alto; in alcuni punti si raggiunge invece la profondità del giardino e ci si trova a contatto con colonne altissime.

Progettato dall'architetto Peter Eisenman, il Memoriale per gli Ebrei a Berlino vuole, ancora una volta, descrivere in maniera del tutto insolita, il senso di disorientamento che questa comunità ha provato nella capitale tedesca in quell'epoca oscura.

Guarda anche:
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Verso Alexander Platz, partendo dalla Porta di Brandeburgo e lungo Unter den Linden

[...] "Alexander Platz, aufwiedersehen, c'era la neve, faccio quattro passi a piedi fino alla frontiera, vengo con te"[...] recita così quella nota canzone di Franco Battiato che mi ha spesso incuriosita, e per la quale spesso mi sono chiesta:"Chissà com'è Alexander Platz".

Porta di Brandeburgo a BerlinoParto così dall'imponente Porta di Brandeburgo, quella che rappresentava un pò la terra di nessuno quando Berlino era divisa a metà e quella preferita da Hitler per le parate militare. M'incammino lungo la strada Unter den Linden (Sotto i Tigli). Era chiamata così perchè ai due lati vi erano file di tigli che furono poi abbattute nell'epoca nazista perchè le parate militari avevano bisogno di spazio lateralmente. I tigli che ci sono oggi risalgono solo a una cinquantina di anni fa.

Affresco Totentanz nella Marienkirche a BerlinoNon mi soffermo molto lungo il percorso, scatto solo qualche foto alla Humboldt-Universität dove insegnò Albert Einstein, al municipio di Berlino, detto "Rotes Rathaus" (municipio rosso) non per il colore politico dell'epoca del muro ma solo per il colore dei mattoni, e alla "Marienkirche" (Chiesa di Santa Maria) dove posso ammirare l'affresco della "Totentanz" (La danza dei Morti) risalente al 1485, dove viene descritta la peste che annientò la popolazione di Berlino tra il 1480 e il 1484.

Fernsehturm a BerlinoLa Fernsehturm si erge già imponente nel cielo di Berlino. Sono ormai vicinissima ad Alexander Platz.

I berlinesi la chiamano semplicemente "Alex". Qui nel passato si teneva il mercato del bestiame e della lana, poi, com'è accaduto in molti posti della città, fu monopolizzata dall'esercito prussiano.

Non è bellissima Alexander Platz, lo ammetto, ma è una delle poche piazze di Berlino ricca di vitalità. Essa rappresenta uno dei luoghi ferroviari e tramviari più frequentati di Berlino e, dall'enorme orologio è inoltre possibile consultare l'ora in ogni parte del mondo.

Di piccole dimensioni, a differenza di altre piazze quale ad esempio Potsdamer Platz. Ma non per questo meno movimentata.





Alexander Platz a Berlino
Orologio ad Alezander Platz, Berlino

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Memoriale per gli Ebrei assassinati d'Europa
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Potsdamer Platz



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Topografia del Terrore a Berlino

Topografia del Terrore, BerlinoHo visto il muro e ho potuto toccarlo con mano. Ho visto le scritte e i fori sulla sua superficie. Ho visto la sua altezza e il suo spessore. Ho visto il muro di Berlino.

Mi trovo in un museo a cielo aperto, si chiama "Topographie des Terrors" (Topografia del Terrore). Qui il silenzio finalmente regna sovrano. Turisti rispettosi di un luogo che ha visto molte vittime, si addentrano umilmente fra i viali in cemento di questo spazio ai piedi del muro.

Muro di BerlinoIl muro c'è. Questo pezzo di muro non è stato mai abbatuto, così come quelle numerose tracce, volutamente visibili, che ancora segnalano, tramite file di mattoni, la presenza del muro lungo le strade berlinesi.

Qui è possibile osservare, attraverso delle immagini, i punti salienti di quell'epoca oscura. Foto di un popolo affranto che nonostante tutto riusciva a farsi fotografare con il sorriso. Per la prima volta le foto delle famiglie tedesche hanno gli sguardi sofferenti delle famiglie ebree. A dimostrazione del fatto che la sofferenza non ha razza.

Sono quei fori nel muro che più m'incuriosiscono. A tratti è possibile vedere addiritura pezzi di ferro fuoriuscire. Con quanta forza e quanti uomini sono serviti per praticare quei fori al solo scopo di poter vedere al di là del muro, vista l'impossibilità di oltrepassarlo?

Muro di BerlinoIl muro (o meglio i muri) non era, come spesso si pensa, una semplice colonna di cemento. Oltrepassare il muro significava trovarsi di fronte a un campo di terra rigorosamente "ricamato a strisce" cosicchè, colui che vi camminava, lasciava le tracce delle sue scarpe. Qui torrette di sorveglianza illuminavano uno spiazzale vuoto, non c'era nulla sotto cui potersi nascondere. Poi ferro spinato e poi un altro muro. Impossibile non essere visti via terra. Non per altro molti escogitarono vie di fuga diverse, descritte alla perfezione nel museo Haus am Check Point Charlie di Berlino.








sabato 30 aprile 2011

Potsdamer Platz lungo la Leipziger Straße - Berlino

Berlino, Potsdamer PlatzSto camminando sulla Leipziger Straße e sento una bellissima melodia di un pianoforte che suona. Sono a Potsdamer Platz e un giovane ragazzo sta suonando in aperta piazza circondato da numerosi ascoltatori. Mi siedo per terra e mi godo il momento.

Poi mi guardo intorno e cerco d'immaginare quella Potsdamer Platz ricca di alberghi di lusso prima della guerra, ricca d'innovazione, cultura, eventi e intrattenimenti. Non a caso qui fu costruita la prima stazione ferroviaria, la Berlino-Potsdam e proprio qui fu installato il primo semaforo del mondo (1920). Le epoche dell'orgoglio gay nacquero proprio a Potsdamer Platz, qui trovava ampio spazio anche la vita trasgressiva di ragazze disinibite.

Berlino, Potsdamer Platz
Ma il suo splendore si sbriciolò ben presto con l'avvento del nazismo.

Dopo la guerra però, Potsdamer Platz si trasformò nel più grande cantiere a cielo aperto. Sorsero numerosi palazzi alti, imponenti, innovativi e moderni, esemplari della costante innovazione tecnologica tedesca.

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Alexander Platz
Topografia del Terrore












venerdì 15 aprile 2011

La Settimana Santa ha inizio: E Tu dove sarai?

C'è chi come me già prepara la valigia per una breve vacanza di Pasqua, chi si affretta a sistemare gli ingredienti per cucinare dolci e focacce; c'è chi ha già acquistato le uova di pasqua da regalare ai propri nipoti e chi non aspetta altro che la pasquetta per fare lunghe scampagnate e gustare quella carne alla brace tanto desiderata.

C'è chi per la Pasqua ha già prenotato un lungo week end romantico con il partner e chi, per la Pasqua, ha già prenotato un lungo week end romantico con l'amante. C'è chi il giorno di Pasqua è felice perchè finalmente si è liberato di quel sacrificio che ogni venerdì lo costringeva a non mangiare carne; e c'è chi il giorno di Pasqua è felice perchè finalmente si è liberato di quel sacrificio che ogni venerdì lo costringeva a partecipare alle Via Crucis.

Insomma il giorno di Pasqua, chi per un motivo e chi per un altro, saremo probabilmente tutti più felici e rilassati, quasi come se avessimo smesso di portare una Croce pesante sulle spalle. Già... la Croce.

Sto pensando a qual è la mia Croce più grande, quella che userei come scusa tanto per lamentarmi. Sto pensando a ciò di cui potrei parlare in quei lunghi dialoghi penosi che ognuno di noi è abile a recitare ogni qual volta si ripresenta l'opportunità di parlare dei propri problemi. Una malattia, un problema estetico, la mancanza d'affetto, il desiderio di avere più soldi, la macchina che mi dà problemi, il collega antipatico, il tipo figo...

Ma che tipo di Pasqua voglio vivere io quest'anno?

L'ultima cena di Gesù con i 12 apostoli: dove sarò io il Giovedì Santo?
La Passione e la Crocifissione di Gesù: dove sarò io il Venerdì Santo?
La deposizione di Gesù morto nel sepolcro: dove sarò io il Sabato Santo?

Sebbene sia forse un tantino complicato rispondere a queste banali domande, è al contrario molto semplice rispondere alla domanda:"Dove sarò il giorno di Pasqua". E' probabile che la maggior parte delle persone risponderebbe "Sono stato invitato a pranzo dai parenti", altri "Abbiamo riservato un tavolo in un ristorante carino" altri ancora "A casa, ho ospiti".

E così, ecco a cosa si riduce il più delle volte l'intera Settimana Santa, ed ecco a cosa si riduce il più delle volte il giorno di Pasqua. Un week end lungo, in cui non si fa altro che mangiare, in cui quelle poche tradizioni che a stento sopravvivono, trovano il plauso di bambini emozionati, intenti a scartare l'uovo di pasqua.

Non posso sopportare quando poi si dirà che la Pasqua è una festa troppo breve e che la Pasqua è una festa che non si sente che non dà emozioni. Ma come spiegare a questa gente che la Pasqua è iniziata 40 giorni fa. Come si fa a raccontare di un uomo che ancor prima di morire chiede a suo padre di perdonare i suoi assissini "... perchè non sanno quello che fanno".

Io la mia Pasqua quest'anno voglia viverla da sola perchè voglio poter immaginare quel cielo nero che oscurò la terra. Quest'anno non voglio assaporare i dolci pasquali della mia terra perchè desidero immaginare il sapore del pane azzimo. Quest'anno il giorno di Pasqua non voglio festeggiare, perchè sebbene Gesù sia morto e poi risorto per l'umanità, non ho visto ancora un solo uomo morire e poi risorgere per Gesù.

domenica 10 aprile 2011

Fiori di Melo, Fiori Selvatici e Occhi della Madonna

Sebbene mi sia dispiaciuto vedere fiorire improvvisamente e forse anche in maniera prematura piantagioni di meli nelle campagne di Bolzano, non ho esitato ad apprezzare l’armonia di colori, l’alternarsi di fiori selvatici a coltivazioni rigorosamente organizzate.

E così, dopo aver inoltrato alcuni di questi scatti a un concorso fotografico, ne pubblico uno anche sul mio blog che ogni giorno di più rischia l’estinzione.

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Fiori di melo e fiori selvattici
La foto che vi propongo mette in risalto un viale adorno di fiori selvatici. Giallo intenso il loro colore, a dimostrazione che la natura tutto può. Non sono andata oltre, per non calpestarli, certa che l’indomani mattina sarebbe passato di lì un trattore per controllare la fioritura dei meleti, e lo avrebbe fatto al posto mio.

La prospettiva del viale fiorito mi ricorda tanto gli insegnanti di disegno artistico quando, alle scuole medie, ci spiegavano come disegnare la fine di una strada in lontananza… a forma di triangolo.

A destra e a sinistra candidi boccioli bianchi di melo che sebbene siano stati loro i primi ad attirare la mia attenzione non hanno ricevuto il primo piano di questa immagine. Innaffiati artificialmente ogni giorno, controllati periodicamente… mi sembra ricevano già abbastanza attenzione.

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Occhi della Madonna
Nella seconda immagine che vi propongo ho dato spazio ai fiori più belli che ci siano, quelli che nel mio paese si chiamano “Occhi della Madonna”. Piccoli, esili, quasi privi di stelo sembrano galleggiare sull’erba e tingere di azzurro un manto erboso padroneggiato da altri. Era da tanto che non ne vedevo, abituata a osservarli a casa mia, qui non li ho nemmeno mai cercati. Poi, ripensando a un vecchio ricordo di una mia cara amica che andava a raccoglierli presso la Cappella di Santa Croce, mi sono ritornati in mente.

Da dove sbuca fuori tanta minuta meraviglia! Un esercito di piccoli esseri allegri, vivaci e felici nonostante la brevità della loro esistenza. Se solo l’uomo riuscisse a prendere esempio dalla vita dei fiori, apprezzerebbe l’acqua per nutrirsi, il sole per sbocciare il vento per procreare. E così morirebbe felice dopo, una lunga vita di tre giorni.

domenica 13 marzo 2011

È l’Ora della Terra: Se Vivi su Questo Pianeta non puoi Mancare!

Ora della Terra 2011Era il 2007 quando Sidney si spense per un’ora… da quel giorno il movimento è diventato globale. L’Earth Hour (L’Ora della Terra) è un appuntamento annuale organizzato da WWF in cui persone, aziende, associazioni, monumenti e negozi sparsi nelle città di tutto il mondo spengono le luci per un’ora. Lo scopo: promuovere la sostenibilità e diffondere uno stile di vita che possa seguire facili e utili comportamenti ecologici.

L’Italia aderisce all’Ora della Terra per la 1° volta nel 2009, furono infatti la Fontana di Trevi, la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana e la Valle dei Templi di Agrigento a spegnere le illuminazioni per un’ora. Oltre a circa 140 comuni italiani, 200 imprese e altrettante organizzazioni che per l’ora della terra decisero di restare al buio. L’Ora della Terra nel 2010 ha visto la partecipazione di oltre 4.000 città e 128 paesi nel mondo.



Partecipare è semplice. Sabato 26 Marzo 2011 dalle ore 20.30 alle ore 21.30 spegni le luci di casa tua e diffondi la notizia dell’Ora della Terra così che amici, familiari e conoscenti possano fare come te. In più, se vuoi contribuire maggiormente alla difesa del nostro pianeta, scegli uno stile di vita ecosostenibile e segui gli ecoconsigli di WWF.

Per maggiori informazioni visita il sito www.wwf.it/oradellaterra





giovedì 10 marzo 2011

Skype: Come Comunicare Gratis in Tutto il Mondo

SkypeSkype è un programma gratuito, scaricabile da Internet e che permette di interagire gratis con il mondo intero. Non è un Social Network e non è uno space. Serve a comunicare con la gente, a inviare file, sms, a chattare.

Di facile utilizzo e intuitivo, Skype si presenta in forma semplice e lineare servendosi di pochi colori che lo contraddistinguono persino nelle ultime versioni. Cornetta verde per chiamare, rossa per attaccare. Nuvola blu per chattare, frecciolina per inviare file, bustina gialla per inviare un contatto.

Skype è gratuito per comunicare con altri utenti Skype residenti in qualsiasi parte del mondo; è a pagamento per chiamare numeri fissi e cellulari a prezzi davvero competitivi. Basta ricaricare il proprio credito Skype (con opzione facoltativa di autoricarica), digitare il numero telefonico con precedente scelta della nazione e chiamare.

L'unico accessorio necessario è una cuffia con microfono, disponibile nei negozi di elettronica a partire da 10€ o acquistabile nello stesso shop Skype. Meglio ancora se si dispone di una web cam, per comunicare attraverso le videochiamate. Integrato nei più moderni sistemi di telefonia mobile e adatto a qualsiasi sistema operativo, Skype da ormai diversi anni ha stabilito connessioni telefoniche in tutto il mondo offrendo un comodo servizio (il più delle volte) gratuito che la tradizionale telefonia via cavo era riuscita a stabilire solo attraverso alte spese nelle bollette telefoniche. In più, sono ormai all'ordine del giorno i computer portatili che consentono di comunicare via skype senza ulteriori accessori, poichè integrati di microfono e web cam ben nascosti.

SkypeTra le sue carte vincenti, l'efficacia comunicativa che fa di skype uno dei colossi del marketing mondiale:
"Risparmia subito", "Condividi i momenti importanti, dovunque tu sia", "Chiama chiunque su Skype in qualsiasi paese del mondo" sono solo alcune delle frasi usate nel sito italiano di Skype che hanno già ottenuto l'interesse di milioni di utenti connessi in tutto il mondo.

Infine, famiglie, amici e nonni sorridenti sul sito di Skype danno l'idea di una grande community che non ha nulle a che fare con i classici social network contemporanei...



lunedì 7 marzo 2011

Che sia

La differenza fra una margherita e una rosa:
la margherita non punge... la rosa si;

la differenza fra una farfalla e un'ape:
la farfalla non punge... l'ape si.

La differenza fra la luna e il sole:
la luna non brucia... il sole si;

la differenza fra l'acqua e il fuoco:
l'acqua non brucia... il fuoco si.

La differenza fra il giorno e la notte:
la notte è buio... il giorno è luce;

la differenza fra il bianco e il nero:
il nero è scuro... il bianco è chiaro.

La differenza fra la terra e il cielo:
la terra ha un limite... il cielo è infinito;

la differenza fra l'odio e l'amore:
l'odio ha un limite... l'amore è infinito.

Che sia una margherita o che sia una rosa,
che sia una farfalla o che sia un'ape,
che sia la luna o che sia il sole,
l'acqua o il fuoco,
che sia di notte o che sia di giorno,
che sia nero o che sia bianco,
sulla terra e nel cielo,
che il vostro amore sia infinito.



sabato 22 gennaio 2011

International Green Week Berlino 2011

Green Week Berlin 2011Dal 21 al 30 Gennaio 2011 Berlino ospita la fiera International Green Week 2011 IGW (Grüne Woche Berlin 2011) giunta alla sua 85° edizione. Su una superficie netta di 66.680 m², con 1.498 espositori, la International Green Week Berlino si prepara ad accogliere anche quest’anno un gran numero di visitatori che nel 2010 ha raggiunto quota 400.000.

Tra le più importanti fiere di settore, la International Green Week Berlino 2011 riguarda l’alimentazione, l’agricoltura e il giardinaggio. I visitatori potranno assaporare cibi e pietanze culinarie provenienti da tutto il mondo, prodotti nazionali e regionali occuperanno gli stand gastronomici della fiera. Alimenti freschi come carne, pesce e latticini, vini tipici, birra e liquori provenienti da ogni dove. In più, macchinari e accessori per l’agricoltura, la cucina, il giardinaggio e la casa.

Parte integrante della Fiera International Green Week Berlino 2011 è senza dubbio l’angolo riservato al BIO MARKT dove è possibile conoscere e assaporare i prodotti biologici. Presso gli espositori BIO sarà possibile ricevere informazioni sulla sana alimentazione, sull’utilizzo di prodotti connessi alla salvaguardia dell’ambiente e alla bio diversità.

La fiera ospita inoltre numerosi appuntamenti riguardo tematiche strettamente connesse l’agricoltura, la selvicoltura e la tutela della natura con particolare accento alla diffusione e utilizzo delle energie rinnovabili. Sono previsti più di 300 seminari, la maggior parte dei quali include la partecipazione di enti pubblici e privati, personalità governative e non.

Messe Berlin - Fiera BerlinoLa Fiera di Berlino (Messe Berlin GmbH) si trova a Messedamm 22 e può essere raggiunta attraverso la S-Bahn (simile alla metropolitana) in direzione di Messe Süd; o con la U-Bahn (metropolitana) in direzione di Theodor-Heus-Platz, Kaiserdamm.

La fiera International Green Week 2011 resta aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 e con orari di apertura prolungati dalle 10 alle 20 sabato 22.01, venerdì 28.01 e domenica 29.01.

Il costo d’ingresso varia in base al biglietto di acquisto:

  • Biglietto giornaliero: 12€
  • Biglietto per gruppi (almeno 20 persone): 10€
  • Studenti: 8€
  • Scolaresche: 4€
  • Famiglie (massimo 2 adulti e 3 bambini di età inferiore a 14 anni): 26€
  • Biglietto Happy Hour (disponibile a partire dalle ore 14): 8€
  • Entrata di domenica: 10€
  • Biglietto permanente: 39€

Per maggiori informazioni: International Green Week Berlin 2011



domenica 16 gennaio 2011

Giovani Emigranti Italiani - A cosa bisogna abituarsi quando si decide di trasferirsi altrove

Per lavoro, per studio o per raggiungere il proprio partner, è in continua crescita il numero dei giovani italiani che decide di lasciare il proprio luogo di origine per andare altrove. Il maggior numero di emigranti proviene dal Sud Italia la cui destinazione preferita è il Nord Europa o il Nord Italia.

Ma quali sono le difficoltà che devi affrontare una volta giunto a destinazione? A cosa devi abituarti di diverso rispetto alla tua terra? Lingua (se all’estero), burocrazia, e un società sconosciuta… le prime difficoltà di una vita altrove.

Dando per scontato il fatto (ma il più delle volte non è così) che ti stai trasferendo in seguito a un’assunzione, giunto sul posto dovrai trovare un appartamento in cui vivere. Soprattutto nei primi tempi, si sceglie di convivere con qualche sconosciuto che come te si trova nella situazione di dover pagare affitti molto alti, quando nel tuo paese hai una o più case di proprietà. Passa il tempo e, se sei fortunato ti sistemi per conto tuo, perché sei stanco di condividere i tuoi spazi con gente sempre diversa sin dai tempi dell’università. È così che inizi a perdere mensilmente una quota fissa del tuo stipendio che se solo trovassi una banca disponibile, riusciresti a pagarti un mutuo. E invece continui a restare eternamente in affitto perché non hai un contratto a tempo indeterminato o il tuo stipendio è troppo basso e nessuna banca ti farà mai credito.

Abituati alla vita del Sud Italia, giunti al Nord non si può non crollare dinanzi a tanta indifferenza. Quelli del Nord che da generazioni lavorano nelle fabbriche, anche quando non lavorano, trascorrono la maggior parte del tempo con la testa bassa. Ancora mi chiedo come mai la loro schiena non abbia subito una qualche malformazione.

Il silenzio regna sovrano negli uffici come al parco giochi, nei supermercati come nei bagni pubblici. Tutto tace… Un senso di malinconia inebria l’aria nelle rigide giornate invernali e nelle fresche giornate estive. Già, perché il clima qui si fa pungente se è inverno e diventa mite durante la bella stagione. Ma un giovane meridionale immigrato deve persino abituarsi a colleghi e amici che si lamentano del caldo. Se solo i colleghi e gli amici del nord sapessero cosa vuol dire “caldo”. Nel meridione d’estate non fa caldo ma semplicemente non si respira. Da noi il sole non ti dà tregua neanche di notte, perché ti lascia l’afa e la calura del giorno.

Una burocrazia invidiabile ti permette di conoscere tutti gli uffici e le loro sedi: istituti di previdenza sociale, istituti sanitari, istituti giudiziari, enti pubblici e privati, agenzie, associazioni, centri sportivi che quando ritorni a casa per le vacanze ti chiedi:”Ma qui esiste tutto questo?” – Si, esiste e come, solo che non hai mai avuto l’esigenza di andarci.

E com’è strano quando ti chiamano per ricordarti di prenotare una nuova ecografia, perché è già passato un anno dall’ultima volta che ne hai fatta una. E s’incavola pure la centralinista quando sente incerta la tua voce, solo perché non ti saresti mai aspettato di ricevere un promemoria da parte di chi neanche conosci. Ancor più strano è il dottore che ti manda un’e-mail con tutta la documentazione riguardante questa o quella patologia; così come il dottore che ti chiama dal suo cellulare privato per dirti che si è informato sul tuo caso e vorrebbe farti una nuova proposta per una cura innovativa.

Centri di cura completamente gratuiti li scarti a priori perché non avendo alcun costo sono quelli che a tuo parere non funzioneranno mai… sono invece quelli che funzionano meglio, ecco perché qui la sanità privata ha un margine di pazienti molto inferiore rispetto a quelli del sud. La gentilezza fatta in persona si presenta inoltre sottoforma di segretarie, assistenti, medici, cassieri vari che a un certo punto della giornata ti chiedi:”Mi staranno tutti prendendo per il culo?”.

Ma è al semaforo che si capisce quanto sia distante da casa. Abituati a tenere in perfetto equilibrio frizione e acceleratore quando si è in attesa ai semafori del sud, ai semafori del nord ti tocca aspettare una buona manciata di secondi fintanto che, allo scattare del verde, tutti quelli che ti stanno davanti si decidano a ripartire. E già, perché chi aspetta ai semafori del sud la prima marcia l’ha già inserita, al nord oltre a non aver messo la prima marcia, hanno inserito persino il freno a mano.

Macchine perfettamente pulite si alternano educatamente lungo le strade del nord (soprattutto nel nord Europa) che a un certo punto ti chiedi:”Avranno tutti inserito il pilota automatico?”. Strisce pedonali ben visibili danno l’idea di essere tinteggiate almeno una volta al giorno. Automobilisti ben disciplinati, solo se ti vedono sul marciapiede nei pressi delle strisce, già si fermano per lasciarti passare. Cosicché se non dovevi attraversare la strada, alla fine l’attraversi lo stesso pensando “vabbé, ormai si è fermato”.

E che dire riguardo i cibi e le bevande di queste zone. Roba talmente salutare e ipocalorica che dopo aver pranzato ti vien voglia di dire “ok grazie, l’aperitivo era molto buono, iniziamo a mangiare seriamente?”. Ma è l’ora di accantonare i piatti nelle lavastoviglie per andare a fare una bella passeggiata digestiva. Già, perché qui è veramente ristretto l’arco di tempo che si trascorre a cucinare e a lavare i piatti. Qui non esistono le donne operose dei nostri paesi che iniziano a far bollire il sugo con la carne dentro sin dalle 7 del mattino. Qui è molto difficile attraversare i vicoletti del centro storico per accorgerti, come da noi, di quale sarà il menu del giorno.

Piatti per lo più vuoti fatti di cibi troppo semplici e delicati, non sono sufficienti ad accontentare un meridionale abituato al gusto e al sapore autentico della propria terra. E allora finalmente ti spieghi come mai le persone del Nord Europa si mantengono sempre così snelle, in forma e pallidi in volto. Come non notare la differenza rispetto a noi, soprattutto se il nostro luogo di origine è un piccolo paese del Meridione, dove cibi aromatizzati e dal gusto inconfondibile, donano quel rossore salutare in viso e quella forma “grassoccella”.

Improvvisamente torni a casa, per Natale, per Pasqua o per l’estate… sono questi i 3 periodi più comuni in cui si sceglie di ritornare in paese. I primi giorni li definisco spesso “i giorni di orientamento” perché non puoi non sentirti estraneo alla tua terra, pur essendo stato via per soli alcuni mesi. Parenti e paesani che hai pensato ogni giorno, racchiudono il tuo viso pallido fra le mani e la prima domanda che ti fanno è “ma non hai mangiato?”. Ti suona strano il tono alto della voce, perché ti sei ormai abituato a sentir parlare gente in maniera sommessa e silenziosa. Ti suonano strani gli abbracci, le carezze e tutto ciò che ha a che fare con il contatto fisico. Per troppi mesi hai ricevuto solo pochi sguardi freddi, nessuna carezza, nessuno abbraccio. Ma bastano solo alcuni giorni per abituarti a ciò che ti appartiene. Il tuo luogo di origine può suonarti strano solo per poco tempo, poi torna a essere il posto in cui sei nato, dove hai vissuto e dove vivono tutt’ora i tuoi cari.

Così trascorri una, due, massimo tre settimane a casa. Riprendi il tuo ritmo di vita e quando ti sei finalmente ambientato del tutto, devi fare la valigia e ripartire. E così devi trovare la risposta giusta quando una nonna ti domanda: “Ma non puoi chiedere l’avvicinamento?” e il tuo cuore dovrà diventare sempre più forte ogni volta che lasci tua madre e tuo padre. Loro che proprio adesso iniziano ad avere più bisogno di te, sono costretti ad arrangiarsi e fare a meno dei propri figli. È dura trovare la risposta giusta anche quando gli amici ti dicono: “Che fortuna che hai avuto, sei andato via, hai trovato il posto…” ma come fare per spiegare che tu sei il più sfigato e il più fesso di tutti, se solo sapessero a quante cose (materiali e immateriali) devi rinunciare per poter vivere fuori una vita dignitosa. Non sanno che piange il cuore dei giovani emigranti italiani quando non possono vedere invecchiare i propri familiari; piange perché ogni volta che ritorni ti rendi conto di quanto tempo avresti potuto dedicare loro se solo vivessi a casa tua. Gli sforzi, i sacrifici non sono ricompensati se non dalla sfortuna di aver trovato un “posto” di lavoro altrove.

Perché solo quando inizi a vivere la fortuna di essere andato via per lavoro, ti rendi conto di quanto sei stato sfortunato.




venerdì 7 gennaio 2011

Il Logo

Silvana Di Cristofano BlogsFinalmente nasce Il Logo, ciò che rappresenterà d'ora in poi i due blog www.silvanadicristofano.blogspot.com e www.san-gregorio-matese.blogspot.com. Non è stata facile l'impresa, a distanza di circa un anno è venuto fuori ciò che nella sua semplicità riesce a rappresentare entrambi gli spazi web.

Ulteriori modifiche grafiche dei siti potrebbero ancora occorrere nei prossimi giorni. Ma il messaggio e l'idea grafica resteranno uguali.





lunedì 3 gennaio 2011

No ai Sacchetti di Plastica in Italia... è l'era delle Green Bag

E' entrata in vigore il 1° gennaio 2011 ma la legge 296 risale al 2006 e vieta l'utilizzo dei sacchetti di plastica. E' per lo stesso motivo che nei supermercati di tutta Italia, chi ancora volesse richiedere un sacchetto di plastica, lo riceve gratuitamente. In alternativa è possibile acquistare dei comodi sacchetti biodegradabili così come sacchetti di stoffa o di carta. Ha inizio dunque una più cospicua difesa ambientale che tenta di allineare l'Italia al resto dei paesi europei dove il rito funebre dei sacchetti di plastica è stato celebrato già da tempo.

Sacchetto per la spesa I Just Use one BagMa sono i più virtuosi che ancora una volta spiccano fra le iniziative volte alla tutela del pianeta. E così numerosi sono coloro che giungono in supermercato muniti di sacchetti per la spesa: sono comodi (e il più delle volte molto carini) sacchetti di stoffa, con tanto di ricamo, spesso integrati di slogan "green" il cui unico intento è quello di sensibilizzare al riciclo e al riutilizzo dei beni materiali.



Sacchetto per la spesa Use Me"Use me", "I Just use one Bag", "Use me again & again & again & again....." alcuni degli slogan sulle cosiddette Green Bag acquistabili direttamente sul sito tedesco http://www.schicken-lassen.de/mode-kleider-c-9.html che al modico prezzo di 5 max 10 € offre sacchetti per la spesa chic e molto resistenti.

Basteranno davvero pochi giorni per vedere on line un numero sempre crescente di siti web pronti a vendere direttamente on line i sacchetti green.


Sacchetto per la spesa Use Me AgainMa è negli stessi supermercati italiani che è possibile acquistare i sacchetti per la spesa dell'era ecologica. Chi infatti, fra i più sbadati e spendaccioni, dimenticherà ripetutamente a casa il sacchetto per la spesa, potrà acquistarlo in ogni supermercato scegliendo tra slogan sempre diversi e a prezzi di mercato sempre inferiori.


Che abbia inizio quindi l'era ecologica tanto attesa, quella del riciclo, del corretto smaltimento dei rifiuti, del riutilizzo e della difesa ambientale. Affinchè l'uomo abbia il coraggio di assumersi la responsabilità della salvaguardia dell'ambiente.

Propiretà foto: www.schicken-lassen.de