domenica 3 luglio 2011

Lo strano caso di Curon inghiottita dalle acque del Lago di Resia

Campanile di Curon, Lago di ResiaDi lui e della sua chiesa risalente alla prima metà del ‘300 ne resta solo un campanile, lo stesso rappresentato nello stemma comunale che per metà è sommerso dalle acque. Siamo a Curon (ted. Graun im Vinschgau), in Val Venosta (Bz) e le acque che hanno invaso l’antico centro abitato, appartengono al Lago di Resia (ted. Reschensee), uno dei più grandi laghi artificiali dell’Alto Adige. In effetti un tempo il Lago di Resia, così come anche i laghi di Curon e di Mezzo, erano laghi naturali, distinti gli uni dagli altri. Ma agli albori del 1900 si ebbe l’idea di sfruttare questi tre bacini lacustri per la produzione di energia elettrica. Si decise pertanto di costruire un’enorme diga che avrebbe unificato il lago di Resia e il lago di Curon e avrebbe completamente o in parte sommerso i rispettivi centri abitati. I lavori ebbero inizio del 1939 e sospesi solo durante il secondo conflitto mondiale. Al termine della guerra le attività proseguirono, nonostante mancavano il denaro per l’acquisto di esplosivo e le materie prime per la costruzione della diga.

Si può solo immaginare il profondo rammarico vissuto all’epoca dagli abitanti del posto che videro sprofondare nei fondali del lago 163 abitazioni e oltre 500 ettari di terreno coltivato. Tra questi vi era anche la Chiesa di Curon, risalente alla prima metà del 1300, ne è testimone quel campanile che ancora oggi emerge dalle acque del lago. È lo stesso riportato nello stemma comunale di Curon, il cui centro abitato, dopo la costruzione della diga, è stato trasferito in posizione più elevata. Il campanile di Curon può essere ancora raggiunto durante l’inverno, quando le acque del lago gelano. Esso è stato sottoposto di recente ad alcuni lavori di restauro per provvedere alle ovvie infiltrazioni d’acqua che ne affliggono la struttura. Di lui non resta che una presenza silenziosa, circondata ormai dalle acque profonde. Ma c’è chi ancora sente le campane suonare durante le rigide sere invernali, peccato che queste furono rimosse prima che il paese venisse sommerso.



Foto: Markus Bernet