martedì 8 maggio 2012

Cracovia: taccuini di viaggio

Cracovia, Polonia

Ciao a tutti! Eccomi ritornata dal mio viaggio a Cracovia e già mi ritrovo qui a scrivere i miei taccuini di viaggio. Ho trascorso 3 giorni in questa affascinante città polacca e, come di consueto, il tempo è volato! Tuttavia proverò anche questa volta a raccontarvi le cose che ho visto, i luoghi, la gente, le sensazioni… senza ovviamente avere la pretesa di scrivere una guida turistica. Nello specifico la visita di Cracovia può essere così suddivisa:
Buon viaggio!


Il campo di concentramento Auschwitz I

Campo di concentramento Auschwitz I
“Auschwitz” non è altro che il nome tedesco attribuito al paese di Oświęcim, distante da Cracovia circa 40 km. Se si decide di andare in treno, il viaggio dura circa 2 ore, anche di più se si prende il treno che effettua tutte le fermate. Se invece preferite andare in autobus da Cracovia, numerosi uffici turistici effettuano tour verso i campi di concentramento, compresi di guida. (Attenzione: organizzatevi il giorno prima, non fate come me che ho scelto di visitare i campi di concentramento il 1° Maggio, quando anche in Polonia viene festeggiata la festa del lavoro e tutti gli uffici erano chiusi). Raggiunta la stazione ferroviaria di Oświęcim occorre quindi dirigersi verso il campo di concentramento. Purtroppo non ci sono molte indicazioni per i turisti e la gente del posto parla pochissimo l’inglese (ancor meno il tedesco). Alcune tabelle riportano alla rinfusa gli orari degli autobus; nessuna traccia del bus navetta menzionato sulla guida turistica che avrebbe dovuto condurre direttamente al campo.

Pertanto me la faccio a piedi, seguendo un gruppo di turisti polacchi.

Dopo circa 15 minuti s’incontra la prima indicazione “MUZEUM AUSCHWITZ”. Subito dopo un’altra indicazione indica il campo di Birkenau (detto anche Auschwitz II). Proseguire oltre e raggiungere prima Auschwitz I. Qui acquistare il biglietto di 40 Złoti (circa 10€), munirsi di cuffia e cercare fra la marea di gente il gruppo di turisti italiani. Auschwitz infatti può essere visitato solo con guida turistica; ogni 2 ore circa vengono formati dei gruppi di persone, suddivisi per lingua. Solo nel tardo pomeriggio è possibile visitare il campo senza guida ma non è consigliabile, visto che anche all’interno del campo le indicazioni ai vari blocchi sono praticamente assenti.

Campo di concentramento Auschwitz I
Oltrepassato il cancello con la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi) è già possibile notare tutt’intorno la recinzione in ferro spinato e le varie torri di vedetta. Siamo condotti all’interno di un primo blocco dove foto e plastici ricostruiscono la deportazione degli ebrei. Ammassati in vagoni senza finestre, ai deportati veniva ordinato di lasciare i propri averi alla stazione poiché dei vagoni appositi avrebbero trasportato beni materiali. Ovviamente era una menzogna e alcune delle numerose valigie, contrassegnate dal nome del proprietario, sono oggi conservate all’interno del museo.

Tra i deportati vi erano non solo ebrei ma anche prigionieri politici, rom, sovietici prigionieri di guerra, omosessuali, criminali, asociali, testimoni di Geova e infine bambini. Fra questi ultimi solo i fratelli gemelli riuscivano a sopravvivere qualche giorno in più in quanto venivano effettuati numerosi esperimenti su di essi. Lo scopo era quello di riuscire a trovare il modo per aumentare i parti gemellari delle donne tedesche, le uniche che avrebbero potuto accrescere la razza ariana. Gli altri bambini, appena entrati nel campo, venivano uccisi quasi immediatamente. 

Campo di concentramento Auschwitz I
Ampio e vario il vestiario per bambini esposto all’interno del museo. Tra gli altri oggetti pentole, protesi, scarpe, occhiali, tovaglie, spazzole e soprattutto capelli… tanti capelli che venivano raccolti e venduti in Germania. (Solo in questo angolo non è stato possibile fare fotografie). Alquanto significativa è la cosiddetta “baracca della morte”, uno stabile nelle cui fondamenta i prigionieri venivano rinchiusi, torturati e fatti morire per fame. Sul lato sinistro di questa baracca vi è la ricostruzione del muro della morte, là dove i deportati venivano fucilati.

Il passo successivo conduce verso le camere a gas e i forni crematori. Personalmente non reputo vero quanto si dice e si legge, riguardo l’odore di questi ambienti. L’edificio ha le porte spalancate e a parte le mura annerite dai fumi non si sentono odori particolari. Ovviamente la sensazione di trovarsi in un luogo in cui numerose persone sono state bruciate vive, vale molto di più di qualsiasi altra sensazione!

La nostra guida ha più volte menzionato il campo di concentramento Auschwitz II (Birkenau). Purtroppo per una questione di tempo non sono potuta andare (avevo già acquistato il biglietto di ritorno alle 15:36 e non avrei fatto in tempo). Ma a chiunque di voi consiglio ugualmente di vederlo. Una differenza sostanziale fra i due campi sta nelle dimensioni. Mentre Auschwitz I era una ex caserma militare adibita a campo di concentramento, Auschwitz II è stato costruito appositamente per lo scopo ed è quindi piuttosto esteso. Si tratta di squallide baracche, molte delle quali distrutte dai tedeschi poco prima della fine della guerra. Qui i prigionieri venivano selezionati in base alla loro robustezza fisica: mandati ai lavori forzati o alle camere a gas, in caso di persone troppo esili. 

Guarda le altre sezioni del mio viaggio:
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Cracovia – la città vecchia

Piazza Mercato, la Basilica di Santa Maria con il suo trombettista e il fondaco dei tessuti

La Basilica di Santa Maria a Cracovia
Fulcro della città vecchia di Cracovia è senza dubbio la Piazza Mercato (Rynek Głowny), un onore per i polacchi che la considerano la piazza più bella del mondo. In realtà Piazza Mercato, grazie alle sue dimensioni (200x200 metri), è annoverata come la piazza medievale più grande d’Europa, il cui simbolo è senza dubbio la Basilica di Santa Maria (Bazylika Mariacki). Ammirando la basilica dall’esterno si notano subito le due torri con altezze differenti (una di 69 metri e l’altra di 81). La leggenda vuole che la loro costruzione sia avvenuta per mano di due fratelli; il fratello minore però non riuscì nell’impresa, la torre di suo fratello era infatti più alta. Accecato dall’invidia lo uccise e con la stessa arma si tolse la vita.

La torre più alta in passato serviva da torre di guardia; oggi è la torre ammirata da tutti i turisti perché proprio da qui ogni ora è possibile ascoltare l’Hejnał. Si tratta di una melodia suonata dal trombettista di Cracovia. Anche per questo una leggenda narra che nel 1200 circa, la sentinella dell’epoca, per avvertire gli abitanti del posto dell’imminente invasione da parte dei Tatari (un gruppo etnico di origine turca), iniziò a suonare la tromba dalla cime della torre. Gli invasori però, con una freccia, colpirono il buon uomo che fu costretto a troncare la melodia improvvisamente. Ancora oggi, in ricordo di quei tempi, il trombettista di Cracovia interrompe bruscamente la sua melodia. Ogni ora egli si affaccia verso i 4 punti cardinali, apre la sua finestra, suona, saluta e se ne va.

Il trombettista di Cracovia
Per chi di voi intende salire sulla torre, non solo per conoscere il trombettista di persona ma anche per ammirare la città vecchia di Cracovia dall’alto, occorre andare sul lato sinistro della basilica. Qui si trova una piccola porticina (non ci sono cartelli o insegne che la indicano, ma solo uno stemma scuro sulla parete) aperta da Maggio ad Agosto il Martedì, il Giovedì e il Sabato dalle 9 alle 11:30 e dalle 13 alle 17:30.
ATTENZIONE: sebbene questi orari erano scritti sulla mia guida e confermati dall’ufficio turistico, ho dovuto servirmi di un giovane polacco per convincere il trombettista a farmi salire sulla torre. Il prezzo da pagare era di 10 Złoti (circa 2€) ma giunta in cima il trombettista non aveva da cambiare 100 Złoti e si è accontentato di 5 (circa 1€). Sorry!!!

Dopo aver conosciuto il trombettista la visita può proseguire all’interno dove si erge l’altare monumentale realizzato dal maestro di Norimberga Veit Stoss. L’ambiente è un po’ buio ma merita di essere ammirato per la sua maestosità. 
Il fondaco dei tessuti a Cracovia
Di fronte alla basilica di Santa Maria si estende in tutta la sua lunghezza il fondaco dei tessuti dove un tempo si commerciavano stoffe. Al piano terra oggi si trova un mercatino per i turisti ricco di souvenir; al primo piano invece vi è la Pinacoteca Polacca risalente al 19° secolo, dove sono esposte opere del romanticismo polacco.

Nelle immediate vicinanze del fondaco dei tessuti si erge un’ulteriore torre, molto più bassa rispetto a quelle della basilica. Essa apparteneva un tempo all’edificio del comune, distrutto nel 19° secolo.

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I luoghi di Papa Wojtyla a Cracovia

La finestra papale, la Chiesa di San Francesco d’Assisi, il Museo Arcidiocesano, il Collegium Maius e la Chiesa di San Floriano a Cracovia.

La finestra del Papa a Cracovia
Karol Wojtyla avrà girato in lungo e in largo la città di Cracovia. Purtroppo ho dovuto scegliere solo alcuni dei luoghi che ancora conservano le sue tracce.

La prima tappa è la finestra papale. Ogni volta che Papa Wojtyla tornava a Cracovia, si affacciava sempre dalla stessa finestra, quella del Palazzo del Vescovo. Questa si trova in via Franciszkańka, è adorna di fiori e mette in mostra una sorridente immagine del Papa.

Nelle immediate vicinanze sorge la basilica di San Francesco d’Assisi. I suoi interni sono molto bui, tuttavia essa conserva opere di Stanisław Wyspiański ed è la chiesa dove Wojtyla andava a pregare con i suoi compagni.

Le scarpe di Papa Wojtyla nel Museo Arcidiocesano a Cracovia
Usciti dalla chiesa è possibile proseguire verso il museo arcidiocesano di Cracovia (via Kanonicza 21), il luogo in cui Wojtyla ha vissuto dal 1952 al 1967. Il prezzo d’ingresso è di 5 Złoti oppure 10 Złoti se si acquista il biglietto che consente di scattare fotografie (senza utilizzare il flash). Numerosi sono gli oggetti del papa conservati in questo edificio trecentesco, tra cui una macchina da scrivere, l’abbigliamento sportivo, accessori da campeggio, set per la prima colazione e tantissimi doni ricevuti durante i suoi viaggi.

Nel periodo della II Guerra Mondiale Karol Wojtyla studiava di nascosto all’Università di Cracovia, il cui edificio più vecchio è il Collegium Maius (all’angolo tra via Jagiellońska e via Anny). Questo edificio in stile gotico può essere visitato internamente dove sono conservati antichi strumenti scientifici, tra cui un mappamondo d’oro del 1510 che raffigura per la prima volta il mondo al completo, comprese le Americhe. Un altro studente molto famoso che ha studiato in questa Università è Mikołaj Kopernik (conosciuto dagli italiani come Niccolò Copernico). Di lui è conservato un antico manoscritto nella vicina biblioteca.

La Chiesa di San Floriano a Cracovia
Poco distante dalla stazione centrale di Cracovia (Kraków Główny) è la Chiesa di San Floriano (in via Warszawska 1B). Una leggenda narra che il luogo per l’edificazione di questa chiesa sia stato scelto dai buoi che portavano le reliquie di San Floriano da Roma. Gli animali, giunti sul posto, non vollero più proseguire. La gente considerò questo gesto come un segno divino e il luogo fu scelto per l’edificazione della chiesa. San Floriano è anche il patrono di Cracovia e il protettore dei pompieri. Karol Wojtyla fu parroco di questa chiesa dal 1951 al 1958.

Sono ancora numerosi i luoghi di Papa Wojyla a Cracovia e dintorni. Primo fra tutti il quartiere operaio di Nova Huta, dove il papa pose la prima pietra regalatagli da Paolo VI per l’edificazione della Chiesa di Arka Pana; la città di Wodowice dove Wojtyla è nato nel 1920 dove si trova la casa natale e la pasticceria che produce ancora i dolci preferiti del papa; la Basilica dell’Assunzione della Beata Vergine Maria dove faceva confessioni e tanti altri luoghi che rimando a una prossima visita di Cracovia.

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lunedì 7 maggio 2012

Dal quartiere ebraico di Kazimierz alla fabbrica di Schindler

Quartiere ebraico a Cracovia, Polonia
Visitare Cracovia significa anche entrare a stretto contatto con la cultura ebraica. Poco distante dalla città vecchia è infatti possibile raggiungere il quartiere ebraico di Kazimierz. In realtà un tempo era un territorio indipendente da Cracovia, dove il fermento culturale era alquanto sviluppato. A Kazimierz convivevano pacificamente cattolici ed ebrei, lo testimoniano le chiese e le numerose sinagoghe dislocate nei diversi angoli del quartiere.

Purtroppo, con l’arrivo della II Guerra Mondiale, lo splendore storico, artistico e culturale di Kazimierz fu costretto ad arrestarsi per lasciare spazio alle più crudeli imposizioni naziste.

Quartiere ebraico a Cracovia, Polonia
Oggi Kazimierz è apprezzato proprio per il suo antico aspetto architettonico antico. Qui dove restano poco più di 200 ebrei, le basse palazzine, le stradine, e gli intonaci malandati raccontano di per sé buona parte della storia.

Per chi proviene dalla città vecchia, è possibile accedere a questo quartiere ebraico di Cracovia attraverso via Stradomska (percorribile a piedi). Da qui è consigliabile immettersi su via Józefa, una delle arterie meglio conservate e più significative dell’intero quartiere. Da via Józefa è alquanto semplice raggiungere la piazza più esemplare di Kazimierz: Plac Nowy. Denominata anche “mercato ebraico”, qui si tiene quotidianamente un piccolo mercatino delle pulci molto fornito di vestiti, accessori, souvenir, frutta e verdura.

Quartiere ebraico a Cracovia, Polonia
Ogni angolo merita di essere fotografato; le numerose botteghe artigianali, i graziosi punti di ristoro, il cibo tipico ebraico e l’aspetto di Kazimierz hanno affascinato anche il regista Steven Spielberg che proprio qui decise di ambientare il film “Schindler’s list”. Sono 4 le sinagoghe che è possibile visitare: la Sinagoga Alta, la Sinagoga d’Isacco, la Sinagoga di Remuh e la Sinagoga vecchia.

Altrettanto interessante è il quartiere di Podgórze che da Kazimierz è accessibile attraverso il ponte Piłsudskiego (si presenterà ai vostri occhi un interessante scorcio sulla Vistola, il fiume che attraversa Cracovia). 

Ghetto ebraico a Cracovia, Polonia
L’ambiente varia ancora una volta; sarà che Podgórze è il luogo in cui vennero internati 15.000 ebrei, il fulcro quindi del ghetto ebraico. Una prima testimonianza è piazza Bohaterów Getta, da dove ebbe inizio il cammino degli ebrei verso i campi di concentramento. 70 sedie in ferro adornano questa piazza per testimoniare tutti gli oggetti e gli affetti personali a cui gli ebrei dovettero rinunciare durante la deportazione.
Al numero 18 troverete la farmacia sotto l’aquila considerata all’epoca un vero e proprio rifugio dove gli ebrei potevano non solo curarsi ma ricevere anche informazioni dal mondo.

Fabbrica di Schindler a Cracovia, Polonia
Nelle immediate vicinanze le indicazioni segnalano la via Lipowa, dove si trova il museo dedicato alla fabbrica di Oscar Schindler e al quartiere di Podgórze quale ghetto ebraico. Significative le immagini che riportano i volti dei sopravvissuti. La fabbrica che produceva stoviglie smaltate per l’esercito nazista, riuscì a salvare migliaia di ebrei altrimenti destinati ai campi di concentramento. Il museo offre una riproduzione dell’ufficio di Schindler così come numerosi filmati, immagini e documenti testimoni della feroce caccia agli ebrei.

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Impressioni e sensazioni a Cracovia



Varie, buffe e talvolta bizzarre le sensazioni provate a Cracovia. Una città inaspettatamente romantica, soprattutto di sera, quando Rynek Główny, il fulcro della città vecchia, si prostra silenzioso con tutto il suo fascino e con la maestria del fondaco dei tessuti illuminato.

Le numerose carrozze trainate da cavalli, con cocchieri vestiti a tutto tiro, consentono di entrare ben presto in quella magica atmosfera di Cracovia, antica capitale polacca.

Una schiera di giocolieri e artisti di strada occupano buona parte dello spazio ai piedi della Basilica di Santa Maria; numerosi turisti incuriositi, seduti a terra, scattano foto e prendono parte alle danze, grazie a coinvolgenti musiche di sottofondo.

È un brulichio di gente, fatto non solo di turisti provenienti da ogni dove, ma anche di tantissimi giovani che scelgono Cracovia per gli studi universitari. Sono i giovani polacchi! Gli uomini piuttosto affascinanti devo dire. Le polacche sempre truccatissime e con gonne o pantaloncini corti. Curate sin nei minimi dettagli: smalto, capelli, tacchi alti. È con loro che bisogna dialogare se non si conosce la lingua del posto; quasi tutti parlano perfettamente l’inglese; molto meno la gente dai 40 in su.

Alla biglietteria dei treni ho dovuto rispolverare le mie origini campane e dialogare a gesti, persino per comprare il biglietto di andata e ritorno verso il famoso campo di concentramento di Auschwitz. Chiedete per Oświęcim, il nome polacco del paese, capiscono prima e risultate anche un tantino più simpatici.
Le linee ferroviarie non sono così sviluppate; lo stesso treno per Auschwitz era alquanto malandato; ma il viaggio vale comunque la pena.

sostenitori di insegne a Cracovia
Non meravigliatevi poi al vedere i polacchi che alzano tutti contemporaneamente la testa al cielo al passare di ogni elicottero. Evidentemente non devono essere molto comuni e frequenti. Altrettanto simpatico è incontrare per strade abili “sostenitori di insegne”; è infatti un lavoro molto diffuso a Cracovia quello di reggere l’insegna promozionale di un negozio e per diverse ore.

I primi giorni di Maggio 2012 a Cracovia erano molto caldi, nonostante il meteo che prevedeva pioggia tutta la settimana. Tuttavia, l’intera Polonia può essere un tranello meteorologico, meglio portare in valigia un maglioncino pesante.. non si sa mai!

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