domenica 7 aprile 2013

Amsterdam - taccuini di viaggio

Ciao a tutti,
anche quest’anno per la Pasqua ho deciso di visitare una città europea. La prescelta è stata Amsterdam (Olanda) e ne sono rimasta a dir poco entusiasta. Quindi ringrazio tutti quelli che me l’hanno consigliata.


Ad Amsterdam c’era molto freddo (periodo fine Marzo - inizio Aprile), per cui non ho scattato tantissime foto. Facevo veramente fatica a togliermi i guanti e a tirar fuori le mani dalle tasche. Tuttavia terrò sempre fissi nella mente gli scorci della città e la sua stupefacente architettura. 

Amsterdam è un connubio di contrasti, in cui la chiesa più antica è circondata dal quartiere a luci rosse, dove edifici decadenti si specchiano in romantici canali d’acqua, dove il verde dei fiori introduce l’ingresso di ogni casa, sebbene il freddo non lasci un attimo di tregua.


La serenità e, oserei dire, la strafottenza della gente, mi ha lasciato senza parole. Più volte mi sono chiesta:”Ma perchè mi faccio così tante pippe mentali quando qui si vive in maniera così rilassante e spensierata?” Gli abitanti di Amsterdam infatti, mi hanno più volte dato un senso di tranquillità e di sano menefreghismo, che ho quasi invidiato. Figuratevi che la mattina andavo a fare colazione in un locale poco distante dal mio hotel, e sul tavolo in legno puntualmente trovavo seduto un enorme gatto.  :o)
Però è stato divertente. Sono uscita un pò dai canoni della mia vita monotona e abitudinaria. 

Ad Amsterdam parlano tutti perfettamente l’inglese, anche la signora sessantenne al museo Hermitage; in ogni locale pubblico è disponibile una rete Wi-Fi; se vi scappa la pipì potete servirsi di comodi urinatoi pubblici (non fate la pipì nei canali perchè è vietato dalla legge); e infine tutti hanno sempre il sorriso sulle labbra. 


E’ una città interessante che va scoperta sotto molteplici aspetti. 
Non mi resta che proporvi le cose più interessanti che ho visto ma sappiate che in 2 giorni ho visitato solo una piccola parte di ciò che avevo programmato. Una città così bella mi ha rapito troppo spesso portandomi a contemplare per lungo tempo scorci di inestimabile bellezza.

A voi e a me auguro nuovamente buon viaggio!

L’aeroporto Shiphol e la stazione centrale di Amsterdam

Da Milano Malpensa sono giunta all’aeroporto di Amsterdam Shiphol in circa 2 ore. Da lì un treno conduce alla stazione centrale in circa 15 minuti, al costo di 4,40€ (prezzo 2013).


Già la stazione centrale è una vera opera d’arte. Certamente ho provato una strana sensazione una volta scesa dal treno, soprattutto perchè era inevitabile pensare che la stazione poggia su ben 8.687 palafitte! Eh già.. Amsterdam è proprio quel che si dice “la Venezia del Nord”.

Questo importante snodo ferroviario, da dove partono anche molteplici treni internazionali, risale all’800 e fu progettato dall’architetto Pieter Cuypers. Esso si presenta con elementi gotici e rinascimentali e costituisce una prima attrazione culturale per chi arriva ad Amsterdam in treno.

Per la costruzione dell’edificio vennero disposte 3 isole artificiali nelle immediate vicinanze del porto; l’uscita posteriore della stazione infatti conduce direttamente sullo Ij, quel braccio di mare che sfocia nell’Ijsselmeer.
Antistante alla stazione, oltre al centro informazioni, vi è un’enorme piazza da dove parte la Damrak, un’ampia strada ricca di negozi, boutique e pub che conduce direttamente a una delle piazze più importanti di Amsterdam: piazza Dam.

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Piazza Dam ad Amsterdam

Prima di parlare di piazza Dam è opportuno fare un’importante considerazione storica. La parola "dam" in olandese significa diga e proprio in questo punto della città i waterlanders (un antico popolo del nord) avevano edificato una diga per dividere il corso dell’Amstel dallo Ij. Questo popolo, che era alla ricerca di terre fertili da conquistare, favorì la nascita di un primo borgo di pescatori. La diga fu infatti per loro una vera fortuna, in quanto si poterono evitare le numerose inondazioni del fiume.
Piazza Dam rappresenta quindi l’origine di Amsterdam, da cui deriva persino il suo nome. 

Questo punto della città, facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione centrale, è un pullulare di gente. Qui si tenevano un tempo le cerimonie più importanti e la comunità era solita riunirsi in questo luogo. Oggi è ancora così, gli abitanti odierni della città hanno mantenuto fedelmente quest’antica abitudine. 

Il monumento nazionale



Al centro di piazza Dam si erge un obelisco bianco, è il monumento nazionale di Amsterdam edificato dopo il Secondo Conflitto Mondiale, in memoria delle vittime cadute in guerra. Adornano l’obelisco 4 figure maschili che simboleggiano la tragedia della guerra, poi una donna con un bambino simbolo di pace, e infine alcuni uomini con dei cani, sinonimo di resistenza. Sul retro dell’obelisco ci sono 12 urne, 11 delle quali contengono terra proveniente da ogni provincia d’Olanda; la dodicesima contiene terra indonesiana, ultima ex colonia olandese. 
Il monumento è stato dedicato al 4 Maggio, il giorno in cui in Olanda si commemorano i defunti.   

Il palazzo reale



Di fronte al monumento nazionale sorge il palazzo reale (costruito nel 1663 circa), un edificio in stile neoclassico disegnato da Jacob van Campen, che durante il progetto s’ispirò all’antica Roma. Esso poggia su 13.659 palafitte e rappresenta una delle opere architettoniche più grandiose dell’epoca. Numerosi furono infatti i poeti e gli artisti olandesi che integrarono il palazzo reale nelle loro opere; il poeta olandese Costantijn Huygens lo definì addirittura l’ottava meraviglia del mondo. 

Il palazzo era la sede del governo. Nel 1808 però, Luigi Bonaparte (fratello di Napoleone) s’incoronò Re d’Olanda e trasformò il palazzo in residenza reale. Solo 2 anni dopo, costretto ad andare via, il Re abbandonò nelle sale del palazzo una ricca collezione di mobili. Il successore fu Guglielmo I che restituì il palazzo alla città. Tuttavia il governo non riusciva a pagare le numerose spese per il mantenimento. Così Guglielmo I vi rimase come ospite temporaneo. Solo nel 1936 il palazzo reale tornò ad essere di proprietà dello Stato. 

Attualmente la famiglia reale lo usa solo per alcune cerimonie importanti. Tra gli eventi celebri è da ricordare il matrimonio fra la Regina Beatrice e Claus von Amsberg, avvenuto nel 1966 nella sala dei cittadini, il cuore del palazzo.  

Esternamente, alle spalle del palazzo reale, sorge un edificio in stile rinascimentale olandese del XIX secolo, al cui interno c’era un tempo la sede delle poste centrali. Nel 1990 è stato trasformato in un grande centro commerciale: il Magna Plaza. 

La Nieuwe Kerk (la chiesa nuova)



La Nieuwe Kerk è una chiesa protestante che occupa un angolo di piazza Dam. La sua edificazione fu voluta dal vescovo di Utrecht nel 1408, perchè la chiesa vecchia (Oude Kerk) non bastava più ad accogliere i fedeli di una città in continua espansione. In realtà però, l’edificazione di una nuova chiesa, favorì non poche rivalità. Le due chiese non facevano altro che sfidarsi negli abbellimenti e nelle opere di grandiosità. 

Numerosi furono poi i danni che la Nieuwe Kerk subì nel corso delle epoche. Basti pensare agli incendi del 1421 e del 1452, in seguito ai quali si avviarono subito lavori di restauro che apportarono alla struttura una nuova forma tardogotica. Nel 1645 ancora un altro incendio devastò buona parte della chiesa. I progetto di restauro questa volta fu seguito da Jacob van Campen, il quale favorì uno stile più rinascimentale. 

Visitare la Nieuwe Kerk oggi, non è come visitare una qualsiasi altra chiesa. Al suo interno è infatti possibile trovare mostre, dibattiti, conferenze oltre a poter bere un caffè al bar che si trova al suo interno. 

Tra i dettagli più significativi sono da ricordare il pulpito in stile barocco di Albert Vinckenbrinck, che vi lavorò con i suoi allievi per ben 13 anni. Le raffigurazioni riportano i 4 Evangelisti e le immagini della Speranza, Carità, Fede, Giustizia, Prudenza e Forza. 

Il primo ad essere incoronato nella Nieuwe Kerk fu proprio Guglielmo I; seguono la principessa Giuliana nel 1948 e sua figlia Beatrice nel 1980.

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Il quartiere a luci rosse e la Oude Kerk (chiesa antica) di Amsterdam

Non è semplice scrivere di un quartiere a luci rosse e di una chiesa antica all’interno dello stesso articolo. Ma ad Amsterdam funziona un pò così, una città tanto bella quanto tollerante, che del sesso ha fatto un pò la sua attrazione turistica.

Il quartiere a luci rosse di Amsterdam (Red Light District) è fatto di case antichissime, straordinariamente belle, che attira anche i fotografi meno esperti. Tuttavia è opportuno prestare attenzione a cosa si sta fotografando. Evitate di ritrarre le donne dietro le vetrine!  


Il mercato del sesso ad Amsterdam ha origini molto antiche, il fatto che sia una cosa accettata dalla giurisdizione locale è da ricondurre addirittura al XIV secolo. Ammirare le facciate decadenti dei palazzi e, contemporaneamente, scorgere una donnina che si affaccia alla finestra per lavoro, è pertanto una cosa più che normale. Che lo troviate divertente o meno, ad Amsterdam è così. Anche per gli abitanti del posto, il quartiere a luci rosse, è un luogo come un altro. Non è un caso se proprio qui si trovano le botteghe degli artigiani più antichi, splendidi negozietti gestiti da anziane signore o addirittura da pastori protestanti.  

Nel bel mezzo del quartiere si trova poi la chiesa più antica della città: la Oude Kerk (chiesa vecchia). Le sue origini risalgono ad un'epoca ancora precedente al Dam. Nel 1306 sorse infatti una piccola cappella a forma di croce. Fu dedicata a San Nicola, patrono dei marinai e dei panettieri. Nel corso delle epoche la chiesa venne ampliata e rimaneggiata più volte. Nel 1370 furono edificate 2 cappelle laterali e solo nella metà del 500 assunse la forma attuale a 3 navate. Il campanile risale invece al 1565, è alto 68 metri e alla sua sommità si trova un carillon dotato di 47 campane.


Nel 1578 però la chiesa viene trasformata in una chiesa protestante. Le statue, le decorazioni e ben 38 altari vengono completamente rimossi, perchè ritenuti un inutile spreco tipico della religione cattolica. L’edificio diventa un luogo d’incontri e sin dal XVII secolo viene utilizzato sempre più per scopi non religiosi.

Numerosi personaggi celebri sono sepolti nella Oude Kerk. Tra questi vi è persino la salma di Saskia, prima moglie del pittore olandese Rembrandt.

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Il quartiere Jordaan ad Amsterdam

Questo è il quartiere in cui mi sono data al “vagabondaggio”. Non avevo una meta prestabilita. Da quanto avevo letto in giro, qui bisognava fare così, e così ho fatto.


Il quartiere Jordaan non ha monumenti lussuosi da visitare, nè luoghi storici degni di nota (ad esclusione delle sue due chiese: la Westerkerk e la Noorderkerk). Questo perchè, quando nel 1600 venne costruito, serviva ad ospitare una popolazione poverissima, fatta di artigiani e profughi che non potevano permettersi un alloggio altrove.  Tuttavia, a poca distanza, nella zona del Prinsengracht, viveva una popolazione piuttosto borghese. Per evitare che i diversi ranghi sociali confluissero nello stesso luogo di culto, si decise di edificare le 2 chiese. Il Jordaan, nelle epoche successive, crebbe a dismisura. Era per lo più un quartiere sovrapopolato, fatto di un ammasso di baracche, dove confluirono persino gli ugonotti francesi e i perseguitati di ogni dove. Numerosi ebrei vivevano qui, tra cui anche Anna Frank e la sua famiglia. Nelle immediate vicinanze della Westerkerk si trova infatti la statua di una ragazzina e, poco più in là, è possibile visitare il luogo in cui abitava prima di essere deportata.


La parola Jordaan deriva dalla parola francese “jardin” (giardino). Una probabile spiegazione del perchè questo luogo sia stato chiamato così, sta nel fatto che gli abitanti del quartiere, pur essendo molto poveri, cercavano alla meglio di avere un piccolo giardino o un orto vicino alla casa.


Oggi il quartiere Jordaan è completamente diverso da come era un tempo. Nei suoi palazzi storici vivono per lo più artisti, intellettuali e giovani stravaganti che in questo luogo trovano la perfetta ambientazione per le proprie idee e i propri stili di vita.  C’è da dire inoltre che circa 800 case del quartiere Jordaan sono state nominate monumenti nazionali, la loro bellezza va ammirata con tranquillità e spensieratezza.


Tra i canali più belli merita certamente una passeggiata il canale Bloemgracht, dove abitavano gli artigiani più ricchi e dove ancora oggi si trovano alcune delle abitazioni più belle di Amsterdam.

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Bloemenmarkt - Il mercato dei fiori ad Amsterdam

Per chi non lo sapesse, gli abitanti di Amsterdam sono dei veri e propri esperti di botanica, non c’è finestra senza fiori. Su ogni davanzale, che sia all’interno o all’esterno, le piante trovano spazio nella maniera più insolita. 


Per soddisfare questa mania di giardinaggio e per accontentare i numerosi turisti a caccia dei famosi tulipani olandesi, ad Amsterdam potrete visitare il mercato dei fiori (Bloemenmarkt). Si tratta di chiatte galleggianti che percorrono parte del Singel, dove troverete bulbi di tulipani, bonsai e ovviamente piante di marijuana.


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Vondelpark ad Amsterdam

Se siete stanchi della confusione, dei negozi, e del via vai di turisti, allora non vi resta che visitare il Vondelpark, l’immenso parco verdeggiante di Amsterdam, raggiungibile sia a piedi che con i mezzi di trasporto.


Aperto al pubblico nel 1865, questo parco si estende su 50 ettari ed è un sensazionale luogo di quiete, in cui gli abitanti del posto di recano ogni domenica per fare passeggiate all’aria aperta. Negli anni ‘60 era il ritrovo degli hippies e il loro mercatino del sabato attirava numerosi curiosi e turisti. Oggi persone in bici, a piedi, con rollerblade o skateboard, attraversano i graziosi viali che s’insinuano fra i vasti spazi verdeggianti. Di tanto in tanto, ampi laghetti costituiscono superbi specchi d’acqua, in cui riflette la lussureggiante vegetazione tutt’intorno.

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Le opere di Van Gogh al museo Hermitage di Amsterdam

Nel periodo in cui ho visitato Amsterdam (fine Marzo - inizio Aprile 2013) i dipinti di Van Gogh erano esposti momentaneamente al museo Hermitage. Solitamente le opere di Van Gogh si trovano invece nel museo dedicato, sito nella Museumplein.

Ammirare da vicino questi straordinari capolavori artistici è una cosa che non si può descrivere a parole. C’è da considerare che non sono un’amante di arte e pittura (sebbene mi diletti di tanto in tanto in qualche scarabocchio) ma con Van Gogh ho provato forti emozioni. 

Ho trascorso mezza giornata a contatto con le opere di Van Gogh e ho potuto scoprire un artista follemente geniale, che campava con i soldi del fratello, che aveva problemi psichici e che non fu capace di trovarsi una donna. Nonostante ciò aveva il dono della pittura, in cui mi sono ritrovata molteplici volte. Vi consiglio di acquistare il biglietto on line (http://www.vangoghmuseum.nl), vi risparmiate così code interminabili alla biglietteria. 

Riporto alcuni dei dipinti che mi hanno colpito di più

(le immagini sono prese da Wikipedia, nel museo era vietato fare foto)

I mangiatori di patate (1885)



Van Gogh ritrae i contadini che mangiano patate dopo il duro lavoro nei campi. Nel dipinto si notano chiaramente le mani rugose della povera gente e i volti stanchi. Lo stesso Van Gogh scriverà: “Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole”.

Natura morta con Bibbia (1885)



Il dipinto è stato realizzato subito dopo la morte del padre Theodorus e ritrae una Bibbia aperta al capitolo 53 del libro di Isaia, una candela spenta e un libro giallo, che è la Joie de vivre di Émile Zola. La candela spenta indica la fragilità della vita ma anche la sfiducia nella religione; il libro la Joie de vivre è stato scelto da Van Gogh perchè Zola era uno dei suoi autori preferiti, contrariamente a quanto invece pensava il padre, che riteneva i naturalisti francesi del tutto immorali. 

La casa gialla (1888)



La casa gialla rappresenta uno scorcio di Arles, il paese in cui Van Gogh si trasferì per creare il circolo di artisti con Paul Gauguin. La casa di Van Gogh era proprio quella con le finestre verdi rappresentata nel quadro. 

La camera di Vincent (1888)



Van Gogh in questo dipinto ritrae la sua camera da letto nella casa gialla, e lo fa mentre è in attesa del suo amico Paul Gauguin. Nal dipinto l’artista avrebbe voluto rappresentare un senso di tranquillità e di pace. Tuttavia l’assenza di ombre, i contorni ben definiti degli oggetti, il pavimento e le pareti inclinate causano un non voluto senso di angoscia.

Ramo di mandorlo fiorito (1890)



Quest’opera fu realizzata da Van Gogh per regalarla al fratello Theo e sua moglie Johanna Bonger in occasione della nascita del loro primo figlio. Il mandorlo fu scelto da Van Gogh perchè era uno dei primi alberi a fiorire nel sud soleggiato della Francia (all’epoca infatti abitava a Saint Rémy de Provence). Lo scopo era quello di simboleggiare la vita.

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venerdì 22 marzo 2013

Se tutti i vestiti che abbiamo nell’armadio potessero diventare qualcos’altro…



Oggi mi sono concessa 2 h di shopping. Non l’ho fatto per reale bisogno ma solo per godermi il finire di una bellissima giornata primaverile. Sono entrata da H&M è ho preso 2 pantaloni. Poi sono andata alla cassa per pagare e mi sono trovata di fronte un bel contenitore gigante, sopra il quale pendeva un enorme cartello con su scritto “La moda non merita di finire nei rifiuti”.

Se andate sul sito dell’H&M, dopo aver terminato la vostra bella carrellata sulle ultime uscite stilistiche, non perdetevi la sezione che si chiama “Sostenibilità”. Qui dentro troverete “i sette impegni” che la nota casa di moda cerca di portare avanti ormai da anni. Sono tutti molto interessanti, soprattutto quelli che riguardano l’utilizzo responsabile delle risorse naturali. Ad ogni modo, avendo visto il contenitore nel negozio, sono andata all’impegno n° 5 “Ridurre, riutilizzare, riciclare” dove ho potuto finalmente approfondire con piacere.

L’iniziativa propone a tutti noi di riutilizzare i capi d’abbigliamento che non usiamo più, perché un po’ vecchi, perché passati di moda o semplicemente perché ci siamo stufati di indossarli. Per ogni sacchetto consegnato presso qualsiasi punto vendita H&M, sarà possibile ricevere un buono sconto sull'acquisto successivo. 

Gli abiti raccolti verranno consegnati al più vicino impianto di trasformazione. A quel punto i vestiti ancora in buone condizioni verranno rimessi sul mercato come abiti di seconda mano; quelli non più riutilizzabili saranno trasformati in altri prodotti tessili (ad es. in stracci per le pulizie); quelli che non potranno far parte delle categorie precedenti, saranno riciclati e impiegati per la produzione di nuovi vestiti; se anche quest’ultimo impiego non sarà possibile, allora il tessuto sarà utilizzato per la produzione di energia. 

Lo scopo è quello di ridurre i rifiuti tessili nelle nostre discariche, aumentando le possibilità di riutilizzo e prolungando la vita degli indumenti che non ci piacciono più. Inoltre, tutti i capi d’abbigliamento, di qualsiasi marca, potranno essere consegnati ad H&M; ogni marchio tessile può contribuire alla riduzione degli sprechi.

Se non ti piace H&M e il fatto che i tuoi vestiti potrebbero ritornare sul mercato, allora portali qui:


…qualcuno più “sfigato” di te potrebbe averne bisogno!


mercoledì 20 marzo 2013

La reggia di Caserta

Sapevate che nella reggia di Caserta è stato utilizzato il primo bidet d’Italia? So che è da folli iniziare a parlare di bidet per questo articolo così importante, ma non ho resistito alla tentazione di riportare una tale curiosità. Dovete sapere infatti che con la nascita del Regno d’Italia (1861) si decise di fare un elenco di tutti gli oggetti contenuti all’interno della reggia. Quando si arrivò al bidet, furono scritte contestuali parole “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Niente male vero??

Struttura architettonica in breve

Non si pensi di poter visitare con completezza la reggia di Caserta in un giorno solo: è praticamente impossibile! Un tale complesso architettonico, proclamato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, è così vasto e articolato che merita certamente più di una visita. Mia nonna una volta mi disse:” In una volta sola, non ce la fai nemmeno a guardarlo dall’esterno”. La reggia di Caserta si estende infatti su una superficie complessiva di 2.000.000 di metri cubi, il cui solo palazzo si compone di 1200 stanze ed è illuminato da 1790 finestre. Realizzata in stile Barocco, essa è la più grande  residenza reale del mondo. 

Da chi fu voluta e perché

Carlo di Borbone, re di Napoli, rimase particolarmente affascinato dalla città di Caserta e, nello specifico, dal suo stile signorile ed elegante. Al contempo egli voleva dare al governo di Napoli e al suo reame una sede di rappresentanza esclusiva, capace di sostenere il confronto con quella di Versailles. Fu allora che decise di realizzare un imponente palazzo reale e di collocarlo proprio nell’entroterra casertano. La lontananza dal mare infatti, gli avrebbe garantito una maggiore sicurezza dagli attacchi esterni.

L’architetto che realizzò il suo sogno fu Luigi Vanvitelli, figlio del noto pittore olandese, e ideatore del vedutismo, Gaspar van Wittel (italianizzato in Gaspare Vanvitelli una volta emigrato a Roma).

Luigi Vanvitelli giunse a Caserta nel 1751 e iniziò subito la progettazione del palazzo. I lavori ebbero inizio il 20 Gennaio 1752, giorno del compleanno del re, e si conclusero solo nel 1845. A Luigi Vanvitelli, morto il 1° Marzo 1773, succedette prima il figlio Carlo (sebbene con molte difficoltà nella gestione dei lavori) e poi altri architetti noti.

La visita alla reggia di Caserta

La reggia si estende su pianta rettangolare e si compone di 4 complessi principali, tutti affacciati su grandi cortili interni. Il palazzo occupa una superficie di 47.000 metri quadri ed è alto 5 piani. Punto focale è lo scalone d’onore, dal quale si accede agli appartamenti reali. Gli ambienti vennero realizzati a più riprese e riportano in parte uno stile settecentesco, in parte quello ottocentesco (si vedano gli elementi d’arredo e l’oggettistica minuta).

L’appartamento vecchio fu il primo ad essere abitato da Ferdinando IV e da sua moglie Maria Carolina. Qui le pareti delle stanze sono rivestite con le raffinate sete di San Leucio (fraz. di Caserta) e sono decorate con affreschi straordinari che seguendo il tema delle quattro stagioni. Dai dipinti s’intravedono scorci di Capri, Ischia, San Leucio e Cava dei Tirreni. 

L’appartamento nuovo fu costruito tra il 1806 e il 1845 e al suo interno si può ammirare la Sala del Trono, una delle più importanti dell’intero complesso. Qui il re riceveva importanti personalità politiche, nazionali e internazionali. E proprio qui venivano ambientati gli eleganti e sfarzosi balli di corte. La progettazione di questa sala fu affidata all’architetto Gaetano Genovese. Lungo le pareti è possibile notare importanti pitture e decorazioni, poi una serie di stemmi delle province del regno, oltre a un affresco che rappresenta la cerimonia della prima pietra.

Il parco reale


Parte integrante del progetto di Vanvitelli è senza alcun dubbio il parco reale, dove le scelte fatte da André Le Nôtre presso la reggia di Versailles furono motivo d’ispirazione. I lavori iniziarono nel 1753. Vanvitelli riuscì a completare l’acquedotto prima della sua morte; le fontane, i bacini d’acqua, i prati e le piccole cascate furono portate a termine dal figlio Carlo. Sulla sinistra del parco è possibile accedere al cosiddetto “bosco vecchio”, costruito su di un preesistente giardino rinascimentale. La seconda metà del parco è stata invece realizzata completamente da Carlo Vanvitelli e conduce verso la celebre via d’acqua, dove si trova la fontana dei delfini, la fontana di Eolo e numerose altre, tutte meritevoli di una sosta.

Il giardino all’inglese

Voluto da Maria Carolina, il giardino all’inglese fu realizzato a partire dal 1785. 24 ettari che avrebbero racchiuso tutte le specie vegetali conosciute a quell’epoca e provenienti da ogni parte del mondo. Qui si trova il Bagno di Venere, uno degli scorci più pittoreschi dell’intero complesso. Esso è adorno da una statua in marmo di Carrara che ritrae la dea mentre esce dalle acque di un piccolo lago circondata da suggestive specie vegetali. Il luogo, oltre a contenere numerosi altri angoli caratteristici, è noto per gli studi sui più insoliti esemplari botanici sin dalla sua prima realizzazione. Non a caso il giardino è stato ribattezzato con il nome di Real Orto Botanico di Caserta.


Reggia di Caserta
via Douet 2/A
81100 Caserta
www.reggiadicaserta.beniculturali.it