venerdì 22 marzo 2013

Se tutti i vestiti che abbiamo nell’armadio potessero diventare qualcos’altro…



Oggi mi sono concessa 2 h di shopping. Non l’ho fatto per reale bisogno ma solo per godermi il finire di una bellissima giornata primaverile. Sono entrata da H&M è ho preso 2 pantaloni. Poi sono andata alla cassa per pagare e mi sono trovata di fronte un bel contenitore gigante, sopra il quale pendeva un enorme cartello con su scritto “La moda non merita di finire nei rifiuti”.

Se andate sul sito dell’H&M, dopo aver terminato la vostra bella carrellata sulle ultime uscite stilistiche, non perdetevi la sezione che si chiama “Sostenibilità”. Qui dentro troverete “i sette impegni” che la nota casa di moda cerca di portare avanti ormai da anni. Sono tutti molto interessanti, soprattutto quelli che riguardano l’utilizzo responsabile delle risorse naturali. Ad ogni modo, avendo visto il contenitore nel negozio, sono andata all’impegno n° 5 “Ridurre, riutilizzare, riciclare” dove ho potuto finalmente approfondire con piacere.

L’iniziativa propone a tutti noi di riutilizzare i capi d’abbigliamento che non usiamo più, perché un po’ vecchi, perché passati di moda o semplicemente perché ci siamo stufati di indossarli. Per ogni sacchetto consegnato presso qualsiasi punto vendita H&M, sarà possibile ricevere un buono sconto sull'acquisto successivo. 

Gli abiti raccolti verranno consegnati al più vicino impianto di trasformazione. A quel punto i vestiti ancora in buone condizioni verranno rimessi sul mercato come abiti di seconda mano; quelli non più riutilizzabili saranno trasformati in altri prodotti tessili (ad es. in stracci per le pulizie); quelli che non potranno far parte delle categorie precedenti, saranno riciclati e impiegati per la produzione di nuovi vestiti; se anche quest’ultimo impiego non sarà possibile, allora il tessuto sarà utilizzato per la produzione di energia. 

Lo scopo è quello di ridurre i rifiuti tessili nelle nostre discariche, aumentando le possibilità di riutilizzo e prolungando la vita degli indumenti che non ci piacciono più. Inoltre, tutti i capi d’abbigliamento, di qualsiasi marca, potranno essere consegnati ad H&M; ogni marchio tessile può contribuire alla riduzione degli sprechi.

Se non ti piace H&M e il fatto che i tuoi vestiti potrebbero ritornare sul mercato, allora portali qui:


…qualcuno più “sfigato” di te potrebbe averne bisogno!


mercoledì 20 marzo 2013

La reggia di Caserta

Sapevate che nella reggia di Caserta è stato utilizzato il primo bidet d’Italia? So che è da folli iniziare a parlare di bidet per questo articolo così importante, ma non ho resistito alla tentazione di riportare una tale curiosità. Dovete sapere infatti che con la nascita del Regno d’Italia (1861) si decise di fare un elenco di tutti gli oggetti contenuti all’interno della reggia. Quando si arrivò al bidet, furono scritte contestuali parole “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Niente male vero??

Struttura architettonica in breve

Non si pensi di poter visitare con completezza la reggia di Caserta in un giorno solo: è praticamente impossibile! Un tale complesso architettonico, proclamato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, è così vasto e articolato che merita certamente più di una visita. Mia nonna una volta mi disse:” In una volta sola, non ce la fai nemmeno a guardarlo dall’esterno”. La reggia di Caserta si estende infatti su una superficie complessiva di 2.000.000 di metri cubi, il cui solo palazzo si compone di 1200 stanze ed è illuminato da 1790 finestre. Realizzata in stile Barocco, essa è la più grande  residenza reale del mondo. 

Da chi fu voluta e perché

Carlo di Borbone, re di Napoli, rimase particolarmente affascinato dalla città di Caserta e, nello specifico, dal suo stile signorile ed elegante. Al contempo egli voleva dare al governo di Napoli e al suo reame una sede di rappresentanza esclusiva, capace di sostenere il confronto con quella di Versailles. Fu allora che decise di realizzare un imponente palazzo reale e di collocarlo proprio nell’entroterra casertano. La lontananza dal mare infatti, gli avrebbe garantito una maggiore sicurezza dagli attacchi esterni.

L’architetto che realizzò il suo sogno fu Luigi Vanvitelli, figlio del noto pittore olandese, e ideatore del vedutismo, Gaspar van Wittel (italianizzato in Gaspare Vanvitelli una volta emigrato a Roma).

Luigi Vanvitelli giunse a Caserta nel 1751 e iniziò subito la progettazione del palazzo. I lavori ebbero inizio il 20 Gennaio 1752, giorno del compleanno del re, e si conclusero solo nel 1845. A Luigi Vanvitelli, morto il 1° Marzo 1773, succedette prima il figlio Carlo (sebbene con molte difficoltà nella gestione dei lavori) e poi altri architetti noti.

La visita alla reggia di Caserta

La reggia si estende su pianta rettangolare e si compone di 4 complessi principali, tutti affacciati su grandi cortili interni. Il palazzo occupa una superficie di 47.000 metri quadri ed è alto 5 piani. Punto focale è lo scalone d’onore, dal quale si accede agli appartamenti reali. Gli ambienti vennero realizzati a più riprese e riportano in parte uno stile settecentesco, in parte quello ottocentesco (si vedano gli elementi d’arredo e l’oggettistica minuta).

L’appartamento vecchio fu il primo ad essere abitato da Ferdinando IV e da sua moglie Maria Carolina. Qui le pareti delle stanze sono rivestite con le raffinate sete di San Leucio (fraz. di Caserta) e sono decorate con affreschi straordinari che seguendo il tema delle quattro stagioni. Dai dipinti s’intravedono scorci di Capri, Ischia, San Leucio e Cava dei Tirreni. 

L’appartamento nuovo fu costruito tra il 1806 e il 1845 e al suo interno si può ammirare la Sala del Trono, una delle più importanti dell’intero complesso. Qui il re riceveva importanti personalità politiche, nazionali e internazionali. E proprio qui venivano ambientati gli eleganti e sfarzosi balli di corte. La progettazione di questa sala fu affidata all’architetto Gaetano Genovese. Lungo le pareti è possibile notare importanti pitture e decorazioni, poi una serie di stemmi delle province del regno, oltre a un affresco che rappresenta la cerimonia della prima pietra.

Il parco reale


Parte integrante del progetto di Vanvitelli è senza alcun dubbio il parco reale, dove le scelte fatte da André Le Nôtre presso la reggia di Versailles furono motivo d’ispirazione. I lavori iniziarono nel 1753. Vanvitelli riuscì a completare l’acquedotto prima della sua morte; le fontane, i bacini d’acqua, i prati e le piccole cascate furono portate a termine dal figlio Carlo. Sulla sinistra del parco è possibile accedere al cosiddetto “bosco vecchio”, costruito su di un preesistente giardino rinascimentale. La seconda metà del parco è stata invece realizzata completamente da Carlo Vanvitelli e conduce verso la celebre via d’acqua, dove si trova la fontana dei delfini, la fontana di Eolo e numerose altre, tutte meritevoli di una sosta.

Il giardino all’inglese

Voluto da Maria Carolina, il giardino all’inglese fu realizzato a partire dal 1785. 24 ettari che avrebbero racchiuso tutte le specie vegetali conosciute a quell’epoca e provenienti da ogni parte del mondo. Qui si trova il Bagno di Venere, uno degli scorci più pittoreschi dell’intero complesso. Esso è adorno da una statua in marmo di Carrara che ritrae la dea mentre esce dalle acque di un piccolo lago circondata da suggestive specie vegetali. Il luogo, oltre a contenere numerosi altri angoli caratteristici, è noto per gli studi sui più insoliti esemplari botanici sin dalla sua prima realizzazione. Non a caso il giardino è stato ribattezzato con il nome di Real Orto Botanico di Caserta.


Reggia di Caserta
via Douet 2/A
81100 Caserta
www.reggiadicaserta.beniculturali.it